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Università di Siena inaugura il primo Laboratorio di Comunicazione Multispecie in Italia

Università di Siena avvia il primo Laboratorio di Comunicazione Multispecie in Italia

Piante che inviano segnali chimici, balene che comunicano attraverso canti complessi, specie diverse che si scambiano informazioni in modi che la scienza sta solo iniziando a decodificare: la comunicazione multispecie entra ufficialmente nei programmi universitari italiani. Dal 23 novembre 2026, l’Università di Siena avvia il Laboratorio di Comunicazione Multispecie, il primo del suo genere in Italia, destinato agli studenti del corso magistrale in Strategie e Tecniche della Comunicazione.

Una materia obbligatoria, non un’opzione

Il laboratorio non è un’attività facoltativa pensata per un gruppo ristretto di appassionati. È inserito come insegnamento obbligatorio per gli studenti del primo anno del corso magistrale in Strategie e Tecniche della Comunicazione. Una scelta che segnala qualcosa di preciso: l’ateneo senese considera la comunicazione multispecie non una curiosità di nicchia, ma un campo di studio rilevante per chiunque voglia capire come funzionano davvero i sistemi comunicativi.

L’idea che la comunicazione riguardi esclusivamente gli esseri umani è stata messa in discussione da decenni di ricerca biologica ed etologica. Eppure, nei percorsi accademici dedicati alla comunicazione, questa prospettiva è rimasta a lungo marginale. Siena prova a colmare questo divario, portando dentro un corso magistrale umanistico contenuti che fino a ieri appartenevano quasi esclusivamente alle scienze naturali.

Cosa si studia: dai segnali chimici delle piante alla bioacustica marina

Il programma del laboratorio copre aree molto diverse tra loro, accomunate dalla domanda centrale: come comunicano le specie non umane, e cosa possiamo imparare da queste forme di comunicazione?

Tra i temi affrontati figurano i segnali chimici delle piante, la bioacustica marina e le diverse forme di comunicazione tra specie. Non si tratta di argomenti separati: la bioacustica marina, per esempio, studia come i cetacei producono, trasmettono e ricevono suoni nell’ambiente acquatico, un campo che ha rivoluzionato la comprensione del comportamento dei mammiferi marini. I segnali chimici vegetali, invece, riguardano la capacità delle piante di rilasciare composti volatili in risposta a stress ambientali o attacchi di parassiti, una forma di comunicazione che coinvolge anche gli insetti e gli animali erbivori presenti nell’ecosistema circostante.

Portare questi contenuti in un corso di comunicazione non è solo un esercizio interdisciplinare. Significa interrogarsi su cosa sia la comunicazione quando si spoglia del linguaggio verbale, e quali strumenti concettuali servono per analizzarla e, eventualmente, rappresentarla.

La lezione inaugurale: chi parla per le balene?

Il laboratorio prende avvio con una lectio magistralis dal titolo esplicito: Chi parla per le balene? Tre modi di far parlare gli animali. L’appuntamento è fissato per il 23 novembre alle 16.15 presso il Presidio San Niccolò dell’Università di Siena.

Il titolo non è casuale. La domanda su chi “parla per” gli animali rimanda a un problema che attraversa scienze naturali, etica ambientale e comunicazione pubblica: come si traduce in linguaggio umano ciò che appartiene a un sistema semiotico radicalmente diverso? Quali sono i rischi di questa traduzione? E quali le responsabilità di chi la compie?

Tre modi di far parlare gli animali suggerisce un approccio plurale, che non cerca una risposta unica ma mette a confronto prospettive diverse — scientifica, narrativa, politica — per mostrare come la rappresentazione della comunicazione animale sia sempre anche una scelta culturale e ideologica.

Perché la comunicazione multispecie entra nell’università

La nascita di questo laboratorio si inserisce in un contesto più ampio. Negli ultimi anni la ricerca sulla comunicazione animale e vegetale ha prodotto risultati che hanno modificato profondamente la comprensione dei sistemi ecologici. Studi sulla comunicazione tra alberi attraverso le reti fungine, ricerche sui dialetti regionali nei canti delle balene, analisi dei segnali elettrici nelle piante: sono tutti campi in rapida espansione, che alimentano un interesse crescente anche al di fuori delle comunità scientifiche specializzate.

Parallelamente, la crisi ecologica ha reso urgente sviluppare nuovi strumenti per rappresentare e comunicare la vita non umana al pubblico generale. Documentari, installazioni artistiche, campagne di advocacy ambientale: chi lavora nella comunicazione si trova sempre più spesso a dover raccontare specie, ecosistemi e processi biologici. Farlo bene richiede competenze che i corsi tradizionali di comunicazione difficilmente forniscono.

Il laboratorio senese risponde a questa esigenza in modo diretto, formando professionisti capaci di muoversi tra biologia, semiotica e comunicazione pubblica senza ridurre la complessità a semplificazioni fuorvianti.

Un modello che potrebbe diffondersi

Essere il primo laboratorio di questo tipo in Italia non è solo un primato simbolico. Significa anche che l’Università di Siena sta costruendo un modello didattico senza precedenti nel panorama accademico nazionale, con tutto ciò che questo comporta in termini di progettazione, selezione dei materiali e definizione dei metodi.

Se il laboratorio dimostrerà la sua efficacia formativa, potrebbe aprire la strada a iniziative simili in altri atenei italiani, contribuendo a ridefinire i confini disciplinari dei corsi di comunicazione. La comunicazione multispecie non è un tema destinato a restare confinato in una singola aula senese: le domande che pone — su cosa sia il linguaggio, chi abbia diritto a una voce, come si costruisce il significato tra specie diverse — riguardano chiunque si occupi di comunicazione nel senso più ampio del termine.

Per chi volesse seguire gli sviluppi del laboratorio, l’Università di Siena aggiorna regolarmente le proprie pagine istituzionali con notizie sui programmi didattici e gli eventi aperti al pubblico. La lezione inaugurale del 23 novembre al Presidio San Niccolò rappresenta un’occasione concreta per capire da dove parte questo percorso e dove potrebbe portare.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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