Artico inquinato da microplastiche, colpa di panni e lavatrici

Artico inquinato da microplastiche, colpa di panni e lavatrici

Fonte immagine: Pixabay

L'Artico è sempre più contaminato da microplastiche tessili, dovute al lavaggio dei panni in lavatrice in Europa, USA e Canada.

L’Artico è sempre più contaminato da microplastiche e la colpa è soprattutto del lavaggio dei panni e dell’abbondante ricorso alle lavatrici. È quanto emerge da un nuovo studio, condotto dall’Ocean Wise Conservation Association, pronto a confermare come la calotta polare sia inquinata a causa delle abitudini igieniche di Canada, Stati Uniti ed Europa.

L’analisi ha infatti permesso di dimostrare come la gran parte delle microplastiche rinvenute nell’Artico derivino da fibre tessili sintetiche. Precedenti studi hanno rivelato come un singolo ciclo in lavatrice sia in grado di generare oltre 700.000 microplastiche.

Artico, microplastiche e lavatrici

I ricercatori hanno raccolto dei campioni di plastica sia dai ghiacci artici che dalle acque che si affacciano lungo la calotta polare, seguendo le correnti che provengono dall’Europa e dal Nord America. Dall’analisi è emerso come non solo le microplastiche siano presenti in 96 dei 97 campioni raccolti, ma anche come il 92% dei campioni sia rappresentato da fibre tessili sintetiche. Di queste, il 73% è poliestere, rinvenuto anche a 8 metri sotto la superficie dell’Oceano.

Precedenti ricerche hanno dimostrato come le microplastiche derivate da vestiti siano le più diffuse al mondo, basti pensare come Canada e Stati Uniti siano responsabili del rilascio nell’ambiente di 3.500 tonnellate l’anno. Questi inquinanti sono stati rinvenuti anche in luoghi impensabili, come la vetta dell’Everest e la profondità della Fossa delle Marianne. Così ha spiegato Peter Ross, uno dei ricercatori a capo dello studio:

Stiamo osservando una prevalenza di contaminanti atlantici, ovvero fonti di fibre tessili che dall’Europa e dal Nordamerica probabilmente stanno spingendo la contaminazione dell’Artico. […] Si tratta certamente di una fonte di preoccupazione, poiché molte popolazioni – come gli Inuit – si affidano fortemente alla produzione ittica per la loro alimentazione.

Le microplastiche sono state rinvenute soprattutto dai 3 agli 8 metri di profondità, dove normalmente si trova il fitoplancton, crostacei, piccoli pesci e altri organismi di cui si nutrono tutti gli animali marini, contaminando così l’intera catena alimentare.

Erik van Sebille, dell’Università di Utrecht, ha espresso grande allarme per i dati dello studio:

È impressionante la quantità di campioni che sono stati in grado di raccogliere in luoghi così inospitali. I risultati dimostrano ancora come la plastica sia onnipresente. La domanda dovrebbe quindi essere: “Dove non troviamo plastica oggi?”. È un’atrocità sapere che la plastica è ovunque, ma nell’Artico potrebbe essere addirittura più dannosa rispetto ad altri luoghi.

Fonte: The Guardian

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