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Allergie: riscaldamento globale anticipa la stagione

Allergie: riscaldamento globale anticipa la stagione

Fonte immagine: Pexels

La stagione delle allergie comincia prima e dura più a lungo, a causa del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici in atto. È quanto rivela uno studio condotto dall’Università dello Utah e pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences: l’aumento delle temperature anticipa la fioritura delle più comuni piante scatenanti reazioni allergiche, come le graminacee.

Secondo quanto rilevato dai ricercatori, oggi il periodo delle allergie stagionali si è allungato di ben 20 giorni rispetto a tre decenni fa, provocando disagi a una grande fetta della popolazione mondiale.

Allergie e riscaldamento globale

I ricercatori hanno analizzato i dati resi disponibili da ben 60 stazioni di monitoraggio dei pollini, distribuite sia in Canada che negli Stati Uniti. Tali dati sono stati quindi confrontati con le serie storiche disponibili a partire dal 1990, rivelando una tendenza preoccupante. Non solo la stagione delle allergie comincia con qualche settimana d’anticipo rispetto a 30 anni fa, ma dura all’incirca 20 giorni in più e causa sintomi più intensi. Questo poiché la popolazione di piante capaci di scatenare reazioni allergiche si è moltiplicata rapidamente, date le condizioni atmosferiche più vantaggiose.

William Anderegg, co-autore dello studio in questione, sottolinea come l’estensione del periodo allergico sia una conseguenza diretta del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici:

Abbiamo degli inverni sempre più miti, nonché primavere anticipate e molto calde. Questo è un chiaro esempio di quanto i cambiamenti climatici siano già presenti, sono arrivati e li percepiamo a ogni respiro. Il loro impatto sulla salute è già evidente e probabilmente sarà sempre peggio.

Il clima più caldo anticipa la stagione della fioritura di moltissime piante, tra cui pioppi e graminacee, noti per generare reazioni allergiche nei soggetti predisposti. I loro pollini riempiono il pulviscolo atmosferico, determinando bruciore e lacrimazione agli occhi, starnuti, raffreddore, gonfiore delle mucose del viso e molto altro ancora. Kristie EbiG

Fonte: Guardian

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