Moda sostenibile con i Vegan Fashion Awards di PETA

Il mondo della moda si sta pian piano convertendo alla sostenibilità ambientale e all’empatia verso gli animali, tanto da abbandonare progressivamente il ricorso a processi di produzione inquinanti e a tessuti derivanti da pratiche barbariche sugli esseri viventi. Per riconoscere l’impegno delle case di moda e dei singoli stilisti, nel Regno Unito PETA ha lanciato una singolare iniziativa: i Vegan Fashion Awards, i premi per la moda consapevole.

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Ma cosa si intende per moda vegana? Così come accade nell’alimentazione, anche nel vestiario si rinuncia a qualsiasi materiale di origine animale, soprattutto se proveniente da situazioni di violento sfruttamento, tortura e morte. L’associazione animalista PETA ha quindi deciso di coordinarsi con i designer Sadie Frost e Mag Mathews per assegnare i riconoscimenti alla moda più attenta. E fra i nomi dei vincitori fanno sicuramente capolino quelli di Vivienne Westwood e di Stella McCartney, amatissime stiliste a livello mondiale, ma anche di designer emergenti come Bo Carter.

Sul sito ufficiale dell’iniziativa è possibile leggere la lista completa di tutti i prodotti vincitori dell’edizione 2013, tra borse, cappelli, cappotti, abiti da sera, scarpe e molto altro ancora. Si va dall’alta moda, come nel caso della Derby Bag della Westwood, al look da party delle scarpe in finto pitone della McCartney, passando per la tecnologia con le custodie per iPad di French Connection e gli stivali da giorno di H&M. La classifica è davvero corposa e ce n’è per tutti i gusti.

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Gli stessi stilisti hanno accolto con grande entusiasmo l’iniziativa di PETA, sia per la voglia di mettersi in gioco che per l’importanza del messaggio che un simile premio vuole trasmettere al pubblico. A farsi portavoce dell’intero mondo della moda è Frost, fondatore della linea di lingerie Frost French:

«Le mie due più grandi passioni sono la moda e gli animali, quindi ero entusiasta quando PETA mi ha chiesto di diventare giudice per il suo Fashion Award. È fenomenale rilevare quante catene e quanti top designer stiamo utilizzando finta pelle, camoscio e cashmere nelle loro collezioni, con una qualità sorprendente. Con la crescita del consumo etico – e la sua aumentata importanza fra i più giovani – tutte le case di moda dovranno adeguarsi utilizzando materiali alternativi se non vorranno essere arretrate.»

, PETA

9 febbraio 2013
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