Fukushima: TEPCO ammette le colpe per il disastro nucleare

L’incidente di Fukushima, quando l’impianto nucleare locale è stato devastato dalle conseguenze dello tsunami del marzo 2011, si sarebbe forse potuto evitare. È quanto trapela da una recente conferenza di TEPCO, la società che ha in carico i reattori, che lascia un certo amaro in bocca per una vicenda ancora lontana dal trovare un’effettiva risoluzione.

Nonostante negli ultimi dodici mesi TEPCO si sia prodigata in dichiarazioni e analisi in cui si è sostenuto l’impossibilità di prevenire un simile disastro, pare che gli estremi per rendere l’impianto più sicuro vi fossero da tempo. È quanto rivela un operatore della società nel commentare i report parlamentari sull’incidente, mettendo in luce delle generiche “cattive abitudini” che il gruppo avrebbe seguito. E, sebbene alcune parti “tecnologiche” dell’inchiesta siano state ribattute, a parlare è Takefumi Anegawa, l’uomo a capo della riforma e della ristrutturazione TEPCO:

«Vi sono molte descrizioni sulla mancanza di una cultura della sicurezza e sulle nostre cattive abitudini. Ammettiamo, ammettiamo completamente, quella parte del report parlamentare.»

Una vera e propria ammissione di colpa per il colosso energetico giapponese, un’indicazione netta di come i tempi siano cambiati. Con questa conferma delle proprie responsabilità, infatti, l’azienda traccia un nuovo corso per il futuro, un maggiore impegno per evitare che altri incidenti possano accadere in campo nucleare. Ed è anche un segnale di come, forse, il tracollo radioattivo della centrale si sarebbe potuto evitare o quantomeno limitare. Appare ovvio, e di questo nessuno fa una colpa a TEPCO, come sia impossibile prevedere un disastro naturale come un terribile terremoto e il conseguente tsunami. Sorge il dubbio, però, che la “mancanza di una cultura della sicurezza” citata da Anegawa possa aver contribuito a rendere la situazione più grave del normale.

Testate come InHabitat e il The Guardian, ad esempio, sottolineano come in Giappone la lezione provenuta dal passato non sia servita a molto. L’incidente del 1986 in quel di Chernobyl ha portato tutti i governi mondiali a stabilire standard più rigidi per lo sfruttamento dell’energia nucleare, con nazioni che hanno scelto di smantellare i reattori più vetusti e altre, come l’Italia, che hanno dato l’addio definitivo alle centrali. Eppure, sembra che questa rigidità di tecnologie, di misure di contenimento, di gestione misurata degli impianti, non fosse una consuetudine in quel di Fukushima, nonostante l’esperienza di Chernobyl non fosse un’eventualità sovrannaturale ma un rischio intrinseco nella natura del nucleare stesso. Con 160.000 sfollati e tassi di radioattività ancora fuori dalla norma, si spera che le dichiarazioni di TEPCO siano davvero l’inizio di un nuovo corso. Ed è lo stesso Anegawa a prometterlo:

«Ammettiamo le indagini sulla nostra cultura organizzativa, faremo di tutto per cambiare.»

Fonti: InHabitat, The Guardian, Reuters

15 dicembre 2012
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I vostri commenti
alessandro, lunedì 17 dicembre 2012 alle20:11 ha scritto: rispondi »

A me pare che tutto questo battersi il petto e cospargersi il capo di cenere, oltre che far parte della cultura giapponese, servano solo a una cosa: a rendere più accettabile la prossima riapertura delle altre centrali nucleari.  In pratica, prendendosi tutta la colpa la Tepco dice: l'insicurezza delle centrali non è intrinseca, ma dipende solo dalle nostre colpe. Riconosciute queste e promesso di cambiare è tutto a posto, possiamo ripartire alla grande con il nucleare (come del resto già annunciato dal nuovo , anzi vecchio, primo ministro giapponese).  Chissà se i giapponesi se la berranno...

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