Greenstyle Sostenibilità Consumi Vivere senza plastica è possibile? 20 consigli per una vita plastic free

Vivere senza plastica è possibile? 20 consigli per una vita plastic free

Vivere senza plastica è possibile? 20 consigli per una vita plastic free

Fonte immagine: Pixabay

La plastica è di gran lunga il rifiuto inquinante più diffuso e pericoloso al mondo. Dopo decenni di consumo indiscriminato, questo materiale è divenuto pressoché ubiquitario: lo si trova in tutti gli oceani, galleggiante in superficie o impigliato sui fondali, così come anche nei boschi, sulle vette montane, addirittura trascinato dalle correnti fino ai Poli. Basti pensare che tracce di microplastiche – ovvero dei frammenti di pochi millimetri, dannosi sia per la salute che per gli ecosistemi – sono stati rinvenuti sia nelle profondità delle Fosse delle Marianne che sulle cime dell’Everest e del K2.

E i danni sono davvero ingenti. Ad esempio, gli animali marini come tartarughe e balene ingoiano grandi quantità di plastica, scambiandole per prede come meduse. I rifiuti si accumulano poi nel loro apparato digerente, impedendo l’assorbimento dei principi nutritivi e portando velocemente alla morte. Per non parlare di esemplari come i delfini, spesso impigliati delle reti sottomarine abbandonate e deceduti per asfissia, poiché impossibilitati a tornare a galla.

Un problema che riguarda anche l’uomo, poiché plastica e microplastica entrano nella catena alimentare o, ancora, vengono inalate tramite la respirazione. Si sospetta che, a livello organico, le microplastiche possano inibire il corretto sviluppo ormonale e aumentare il rischio di tumori. Ma vivere senza plastica è possibile?

Plastica: il quadro normativo

Prima di comprendere se vivere senza plastica sia davvero possibile, è utile comprendere il quadro normativo a livello mondiale. La diffusione di questo materiale non può infatti essere contrastata senza specifiche leggi che ne vietino il ricorso, anche perché il consumatore finale spesso è lasciato senza alternative.

Proprio a livello normativo, cosa succede in Europa, in Italia e nel mondo?

Plastica usa e getta: la normativa europea

Cotton fioc

L’Europa ha iniziato solamente di recente la sua battaglia contro la plastica, concentrandosi soprattutto su quella usa e getta. Con un iter normativo cominciato nel 2018, tra discussioni anche furenti fra parti politiche opposte, l’Unione Europea è giunta a una direttiva entrata in vigore il 3 luglio 2021. Una legge a cui tutti gli Stati Membri dovranno velocemente adeguarsi.

Con la Direttiva 2019/904, l’Unione Europea ha deciso di limitare la proliferazione della plastica monouso, vietando l’immissione sul mercato di alcuni specifici oggetti creati a partire da questo materiale. Dal 3 luglio, all’interno del territorio del Vecchio Continente non si potranno infatti vendere:

  • Bastoncini cotonati (cotton-fioc): i bastoncini in plastica verranno banditi, poiché tra i rifiuti più dannosi per la fauna marina, poiché questi strumenti si infilano facilmente nelle cavità respiratorie oppure orali delle più svariate specie, causandone la morte. Si potranno invece usare cotton-fioc con bastoncino in cartone, carta e altri materiali biodegradabili;
  • Cannucce: anche le cannucce di plastica vengono vietate, si potranno utilizzare solo alternative in carta, cartone oppure metallo. Come per i bastoncini colorati, questi strumenti sono dannosissimi per la fauna marina e terrestre, sia per ingestione che per blocco delle cavità respiratorie;
  • Piatti e posate: sono di certo i rifiuti di plastica più diffusi, insieme alle bottiglie, tanto da affollare le spiagge di tutto il mondo in migliaia di esemplari. Si potranno usare solo alternative in carta, cartone e bambù, poiché biodegradabili;
  • Tazze e mescolatori: addio anche alle tazze monouso per bevande, nonché ai relativi mescolatori, quei bastoncini trasparenti che sostituiscono i cucchiaini. Anche in questo caso, carta e metallo saranno invece accettati;
  • Aste per palloncini e contenitori alimentari: infine, la normativa europea vieta l’uso di aste per palloncini in plastica, sostituite da legno o cartone, così come anche i contenitori alimentari in polistirene espanso.

Va però sottolineato come la legge non abbia incluso i bicchieri di plastica, così come bottiglie per acqua e altre bevande.

Sacchetti di plastica: la legge italiana

Busta di plastica

L’Italia ha recepito la normativa europea sulla plastica usa e getta, tuttavia lo Stivale aveva già anticipato i tempi, poiché tra le prime nazioni mondiali a inibire il ricorso a buste e sacchetti realizzati in questo materiale:

  • Buste per la spesa: dal 1 gennaio 2011, la legge italiana vieta il ricorso a buste di plastica monouso per la spesa o per lo shopping. Sono ammesse unicamente soluzioni biodegradabili – come i sacchetti usa e getta compostabili, in fibra vegetale – oppure sportine riutilizzabili in plastica semirigida;
  • Sacchetti per frutta e verdura: dal 2018 i sacchetti per frutta e verdura, come quelli offerti al supermercato, potranno essere distribuiti solo previo il pagamento di un obolo di circa due centesimi a busta. In alternativa, si possono usare sacchetti monouso in plastica vegetale biodegradabile.

Rifiuti di plastica: cosa accade nel resto del mondo

Plastica nel mare

Purtroppo non sembra che il resto del mondo stia procedendo alla stessa velocità dell’Unione Europea che, almeno sul fronte della plastica usa e getta, è all’avanguardia rispetto ad altri Paesi mondiali.

Alcune nazioni asiatiche, dove il problema dell’inquinamento da plastica è molto grave poiché molti Paesi in via di sviluppo importano rifiuti da quelli più sviluppati, hanno adottato legislazioni locali contro l’uso dei sacchetti monouso. È il caso di Taiwan, ad esempio, che vieta questi strumenti dal 2018. Ancora più lacunosa la situazione negli Stati Uniti, dove vi sono iniziative autonome di singoli stati o addirittura di municipalità – come la California o Los Angeles – ma non una normativa nazionale.

Vivere senza plastica è possibile?

Bottiglia di plastica

Considerati i vincoli normativi, vivere senza plastica è davvero possibile? Purtroppo, la situazione attuale non permette ancora di vivere completamente senza questo materiale, poiché il consumatore è spesso costretto ad acquistare prodotti che lo contengono. Si pensi ai dispositivi medici, alle confezioni dei farmaci o, più semplicemente, alla plastica impiegata per device elettronici e analoghi.

Consigli per ridurre il consumo di plastica

Nonostante tutti i limiti di questo periodo storico, è comunque possibile ridurre sensibilmente il proprio impatto ambientale, limitando la propria dipendenza dalla plastica. E bastano anche piccole azioni quotidiane, di seguito qualche consiglio.

Spesa

Spesa senza plastica

La spesa rappresenta il primo e fondamentale passo per ridurre il proprio consumo di plastica. Evitare completamente prodotti che ne fanno ricorso – dalle bibite agli alimenti confezionati, passando per i deodoranti – è sempre complesso. Ma non impossibile. Ecco quali azioni prendere in considerazione:

  • Piccoli negozi: prediligere piccoli negozi o mercati rionali ai supermercati, dove si ha la possibilità di acquistare prodotti sfusi, da avvolgere in un comune sacchetto di carta;
  • Etichette: leggere attentamente le etichette dei prodotti, per comprendere il livello di riciclabilità della plastica, l’uso di materiali recuperati oppure vegetali;
  • Marche: prediligere marche che offrono prodotti in contenitori in carta o cartone;
  • Bottiglie: scegliere marche d’acqua che propongono bottiglie in vetro, così come anche per le bevande. In alternativa, per quanto riguarda l’acqua minerale, avvalersi dei centri di distribuzione gratuita ormai disponibili in tutti i più grandi centi urbani.

Igiene personale

Sapone di Marsiglia

Anche le necessità di igiene personale possono contribuire in modo sensibile alla riduzione dei rifiuti plastici. Ad esempio:

  • Shampoo e cosmetici: prediligere le alternative secche o in polvere ai flaconi di plastica, meglio se offerti in confezione di cartone;
  • Flaconi: scegliere detergenti e affini distribuiti in flaconi di vetro oppure con l’opzione refill, che permette di ricaricare il contenitore già in proprio possesso;
  • Scrub e make-up: si evitino prodotti con microgranuli, come ad esempio scrub e creme massaggianti, poiché contengono microplastiche. Lo stesso vale anche per trucchi e make-up con glitter;
  • Assorbenti e pannolini: valutare, se possibile, l’uso di pannolini lavabili per bambini in cotone o fibra di bambù, così come l’utilizzo delle coppette mestruali;
  • Pulizie e detergenti: si faccia preferibilmente ricorso a rimedi naturali e casalinghi, dall’aceto al bicarbonato, anziché acquistare flaconi di detergenti.

Alimentazione

Coltivare l'orto

Dieta e alimentazione possono contribuire in modo indiretto sulla produzione di rifiuti, basta seguire alcuni facili consigli quotidiani:

  • Frutta e verdura: scegliere prodotti sfusi, meglio se direttamente dall’ortolano, e rinunciare invece a quelli conservati in confezioni di polistirolo o plastica;
  • Autoproduzione: un piccolo orto in giardino o in balcone non solo è plastic-free, ma annulla i costi ambientali in termini di CO2 dovuti al trasporto delle pietanze;
  • Alluminio: per la conservazione degli alimenti, preferire il riciclabile alluminio per alimenti – la classica carta stagnola – alla pellicola in plastica.

Abbigliamento

Abbigliamento in cotone

È molto importante agire anche sul fronte dell’abbigliamento, poiché una delle principali cause della produzione di microplastiche di origine tessile. Basti pensare che un comune ciclo di lavatrice può rilasciare nell’ambiente anche 700.000 microplastiche diverse:

  • Fibre naturali: scegliere sempre abiti in fibre naturali come cotone, lino e canapa. Eliminare invece i capi sintetici, primi responsabili delle microplastiche;
  • Vintage: optare per abiti usati o vintage, sempre in fibre vegetali, per alimentare un circolo virtuoso di recupero e riciclo, riducendo così i rifiuti;
  • Scarpe: prediligere calzature con suole e inserti in gomma naturale.

Cura degli animali domestici

Giochi per cani in corda

Indispensabile è intervenire anche sul fronte della cura degli animali domestici, poiché molti prodotti a loro dedicati contengono grandi quantità di plastiche:

  • Lettiera: per il gatto, si faccia ricorso a sabbia naturale priva di microgranuli in plastica, più tipici nelle varianti con deodorante a rilascio graduale;
  • Cibo: per cibo secco e umido, preferire i produttori che offrono confezioni in carta, cartone, alluminio o latta;
  • Giochi: scegliere solo giocattoli in corda, fibre naturali, gomma naturale o silicone riciclabile.

Lavoro e svago

Borraccia

Infine, un breve sguardo anche all’ambito del lavoro e dello svago. In ufficio, ad esempio, si possono sostituire bottigliette d’acqua con pratiche e salutari borracce. Ancora, la pausa caffè dovrà sempre incentivare l’uso di tazze in carta, cartone o ceramica, così come cucchiaini in acciaio. Per quanto riguarda i dispositivi elettronici, si può chiedere alla propria azienda di incentivare l’adozione di computer e smartphone con corpo in vetro oppure alluminio.

Nel tempo libero, come ad esempio durante lo sport, si indossino sempre abiti in fibra naturale, si utilizzino borracce per le bevande e si prediliga il cibo al sacco, avvolto in sacchetti di plastica oppure in panni cerati riutilizzabili.

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