Greenstyle Ambiente Inquinamento Microplastiche, studio rivela perché si diffondono ovunque

Microplastiche, studio rivela perché si diffondono ovunque

Microplastiche, studio rivela perché si diffondono ovunque

Fonte immagine: DisobeyArt via iStock

Le microplastiche vedono ormai una presenza ubiquitaria in tutto il mondo. Questi frammenti inquinanti sono infatti stati rinvenuti in luoghi teoricamente incontaminati, come la Fosse delle Marianne e la cima dell’Everest. E, di recente, la microplastica è stata scovata anche negli angoli più remoti dell’Antartide. Ma come è riuscito questo contaminante a raggiungere luoghi tanto remoti?

A rispondere a questo quesito ci ha pensato un nuovo studio dell’Università di Princeton, pronto a svelare come le microplastiche si diffondano in tutto il mondo. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Science Advances.

Microplastiche: come si diffondono

I ricercatori statunitensi hanno individuato un particolare ciclo delle microplastiche, tale da spiegarne la diffusione ubiquitaria. Come già noto, questi frammenti si vengono a formare dai processi di erosione di rifiuti gettati nell’ambiente, ma anche da attività umane quotidiane, come il lavaggio degli abiti. Un ciclo in lavatrice, ad esempio, è in grado di generale più di 700.000 microplastiche, che poi finiscono negli scarichi.

Una volta nell’ambiente, i frammenti vengono inizialmente intrappolati da materiali porosi, come il terriccio, i sedimenti di roccia e molto altro ancora. L’accumulo di plastica porta alla creazione di veri e propri agglomerati, dei “tappi” che impediscono il corretto deflusso delle componenti fluide della superficie di destinazione. Prendendo come esempio il terreno, l’impossibilità dei liquidi di fuoriuscire aumenta la pressione interna del terriccio: quando il livello di tale pressione sale, le microplastiche vengono liberate, anche con una certa potenza.

Una volta eliminate dal materiale poroso in cui risultavano intrappolate, le microplastiche vengono quindi raccolte dall’acqua e dal vento, entrando nelle comuni correnti atmosferiche. Così vengono portate anche a migliaia di chilometri di distanza, raggiungendo pressoché ogni angolo remoto del globo terrestre.

I ricercatori hanno riprodotto in laboratorio l’intero ciclo, utilizzando un media – ovvero un materiale poroso iniziale, dove i frammenti rimangono intrappolati – trasparente. Così facendo, sperano di elaborare un modello che possa predire dove sarà più probabile che questa piccolissima plastica si diffonda, per attuare misure preventive di contenimento.

La microplastica rappresenta oggi uno dei più gravi problemi sul fronte dell’inquinamento, poiché impossibile da raccogliere e altamente contaminante. Ingerita dagli animali e assorbita dai vegetali, è purtroppo entrata anche nella catena alimentare umana, contaminandola.

Fonte: Science Daily

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