Continua a tenere banco il caso della cosiddetta famiglia nel bosco, con un nuovo capitolo che riguarda le polemiche sorte attorno alle perizie psicologiche.
La recente denuncia arrivata via Twitter ha riacceso il dibattito sull’operato della giovane psicologa incaricata dei test sulla coppia genitoriale coinvolta, Catherine e Nathan, due nomi ora noti anche grazie alla loro esposizione mediatica.
La perizia psichiatrica sulla famiglia, che ha visto Catherine e Nathan sottoposti a una serie di test per valutare le loro capacità genitoriali, ha messo in luce tensioni tra le parti tecniche coinvolte. A sollevare dubbi sul lavoro svolto dalla psicologa è stato Tonino Cantelmi, consulente psichiatrico della coppia, che ha definito la scelta della giovane testista «poco adeguata», sottolineando come questa sia iscritta all’albo professionale da soli tre anni.
Cantelmi ha evidenziato come la psicologa Simona Ceccoli, che ha eseguito i primi test, possa non avere ancora maturato un’esperienza sufficiente, soprattutto in relazione alla gestione di minori, tema cruciale in questo caso. La preoccupazione riguarda soprattutto la qualità e l’efficacia degli strumenti di valutazione utilizzati, considerati da Cantelmi non ancora affidabili per decidere il futuro di bambini e famiglie.
Il consulente ha inoltre riferito che gli sono state offerte collaborazioni per approfondire il lavoro, ma che la giovane psicologa non avrebbe accolto queste proposte, alimentando così ulteriori sospetti sulla trasparenza e correttezza della procedura.
La ferma replica della dottoressa Valentina Garrapetta
Dall’altra parte la dottoressa Valentina Garrapetta, psicologa coinvolta nelle perizie, ha risposto per le rime alle critiche, sottolineando la propria professionalità e il valore del proprio curriculum. «Quanto detto qualifica più chi critica che me», ha dichiarato Garrapetta, puntualizzando che la sua competenza è documentata e che le accuse mosse da Cantelmi andrebbero esaminate anche sotto l’aspetto deontologico, in riferimento al comportamento del consulente psichiatrico.
La giovane professionista ha ribadito come la sua attività sia stata svolta nel rispetto delle normative e con rigore scientifico, evidenziando come la sua carriera, sebbene recente, sia basata su solide basi accademiche e pratiche.
Questo confronto acceso sottolinea una frattura non solo di vedute, ma anche di metodi, tra consulenti e periti coinvolti nel caso che continua a destare forte attenzione pubblica e mediatica.

Il contesto aggiornato sui protagonisti(Fonte_Raiplay.it) (www.greenstyle.it)
Catherine e Nathan, protagonisti della vicenda, sono stati ripetutamente valutati per comprendere la stabilità emotiva e la capacità di prendersi cura dei figli in un contesto in cui la loro vita familiare è stata oggetto di analisi approfondite. Sul nome Nathan, che ha origine ebraica e significa “dono”, si segnala che, pur essendo poco diffuso in Italia, è presente in ambito internazionale e nei media, grazie anche a personaggi pubblici e di finzione che portano questo nome, rafforzandone la popolarità.
Nel frattempo, la “famiglia nel bosco” è tornata di attualità anche sui social, dove l’ultima denuncia ha visto protagonisti utenti di Twitter che hanno espresso critiche e solidarietà in egual misura, alimentando un dibattito che coinvolge psicologi, avvocati e opinione pubblica.
Nuove sfide per la psicologia forense
Il caso rappresenta un esempio importante della complessità del ruolo degli specialisti nella psicologia forense, in particolare quando si tratta di valutare situazioni familiari delicate e di alto impatto emotivo. La giovane età e la presunta inesperienza della psicologa incaricata sono state al centro di un acceso confronto che ha anche portato a interrogarsi sull’opportunità di affidare casi così delicati a professionisti ancora in fase di consolidamento della propria carriera.
L’episodio solleva interrogativi sulle dinamiche di collaborazione tra i diversi consulenti tecnici, la necessità di trasparenza nelle procedure giudiziarie e l’importanza di garantire la massima tutela dei minori coinvolti.
La vicenda, seguita con attenzione dai media italiani, continua a svilupparsi, con possibili nuovi sviluppi nelle prossime settimane, anche alla luce di ulteriori approfondimenti e di eventuali integrazioni alle perizie già svolte.








