Nonostante il suo ripristino sia stato ufficialmente inserito nella Manovra finanziaria, sembra non essere cessata la bufera che ha travolto il SISTRI (Sistema Informatizzato per la Tracciabilità dei Rifiuti Speciali). Dopo l’inchiesta aperta dai PM di Napoli, anche la Commissione Ecomafie (Commissione parlamentare d’inchiesta sugli illeciti commessi nel ciclo dei rifiuti, N.d.R.) ha deciso di occuparsi del caso SISTRI.

Se infatti i magistrati della città partenopea vogliono far luce sul motivo per cui l’appalto del sistema sia stato affidato direttamente al gruppo Finmeccanica senza una normale procedura di appalto, la Commissione Ecomafie ha invece intenzione di chiarire non solo il motivo per cui il SISTRI sia entrato e uscito più volte nelle varie versioni della Manovra ma, soprattutto, perché sia stato apposto il segreto di Stato sull’affidamento dell’appalto.

Le prime dichiarazioni in merito alla vicenda sono arrivate direttamente dallo stesso Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, la quale, all’uscita dalla Commissione ha dichiarato:

La secretazione della procedura per la predisposizione del sistema è stata decisa dal mio predecessore e a oggi non c’è più motivo che debba rimanere il segreto, che è di tipo amministrativo. Ho chiesto alla presidenza del consiglio di rimuoverlo e credo che a breve sarà disposto in questo senso.

Spero non ci saranno ulteriori proroghe e che si tenti il giochino di utilizzare il mille proroghe. Occorrerà vigilare: la scadenza di febbraio deve essere inderogabile.

Intanto, dopo le critiche in merito alle difficoltà di applicazione del SISTRI (“allergia delle imprese italiane ai controlli”, N.d.R.), mosse dal Ministro nei confronti degli artigiani, non si è fatta attendere la secca risposta delle associazioni di categoria.

Le parole più dure con arrivate direttamente da Rete Imprese Italia (associazione che riunisce Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti) la quale, mediante una nota pubblicata sul proprio sito, ha tenuto a precisare:

Inutili e costose complicazioni burocratiche, problemi e ritardi nella distribuzione dei dispositivi USB e nell’installazione delle black box, malfunzionamenti dovuti a difetti strutturali nell’hardware e nel software, continui correttivi legislativi e procedurali: ecco i veri motivi che hanno ostacolato l’attuazione del SISTRI, non l’allergia ai controlli.

Secondo gli artigiani, quindi, l’ulteriore rinvio dell’entrata in vigore del SISTRI (9 febbraio per le aziende sopra i dieci dipendenti, 1 giugno per le altre) deve essere considerato semplicemente un passaggio obbligato per garantirne la corretta applicazione e, soprattutto, da attribuire ai difetti dello stesso SISTRI piuttosto che alle resistenze di chi deve utilizzarlo per legge.

13 settembre 2011
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