Cresce il numero di affetti da celiachia. Secondo quanto riportato nello studio The New Epidemiology of Celiac Disease, pubblicato sul Esplora il significato del termine: Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition,Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition, la diffusione della malattia risulterebbe distribuita in misura maggiore nella popolazione generale e non soltanto nei Paesi dell’Europa e del Nord America.

La percentuale media di celiaci risulterebbe così dell’1%, con alcune differenze dovute a specifiche condizioni regionali. Un disturbo che riguarderebbe, stando ai dati diffusi, un numero di bambini 5 volte maggiore rispetto a 25 anni fa.

A inserirsi tra i Paesi più colpiti anche il Nord Africa e il Medio Oriente, dove elevato è il consumo di prodotti contenenti glutine. Inferiore alla media la zona comprendente l’Asia e il Pacifico, dove vi è però l’eccezione India. Nel subcontinente indiano la celiachia si stima colpisca al momento tra i 5 e gli 8 milioni di persone.

Ancora inferiore al previsto è però in generale il tasso di diagnosi, che secondo quanto riferito nello studio risentirebbe di alcuni importanti deficit:

Il tasso di diagnosi è estremamente basso a causa sia della scarsa disponibilità di servizi diagnostici, che di una bassa consapevolezza della malattia.

Dati sulla diffusione che risultano tuttavia ancora parziali anche secondo quanto affermato dal Dr. Alessio Fasano, direttore del Centro per la Ricerca sulla Celiachia dell’Università di Boston e membro del Dr. Schar Institute:

I dati epidemiologici a disposizione della comunità scientifica tengono però conto solo del numero di pazienti celiaci diagnosticati clinicamente o rilevati tramite screening sierologici di un campione di popolazione ed escludono il cosiddetto “icerberg celiaco” di pazienti non diagnosticati.

Il rapporto tra casi diagnosticati e non diagnosticati infatti è ancora di uno a tre/uno a cinque e per questo motivo sarebbe opportuno uno screening sempre più attento dei soggetti potenzialmente a rischio.

Dovrebbero essere quindi sempre testati i parenti di primo grado di pazienti celiaci, i soggetti colpiti da altre malattie autoimmuni, le persone con sindrome dell’intestino irritabile o con una sintomatologia che potrebbe suggerire la presenza di celiachia.

21 luglio 2014
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