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Economia

Riqualificare le case vuote conviene: perché il valore può salire fino al 45%

Riqualificare le case vuote conviene: perché il valore può salire fino al 45%

Riqualificare le case vuote conviene, e oggi non è più solo una questione di lavori o di impianti. È anche, e soprattutto, una scelta economica. Secondo un’analisi ENEA-MCE Lab, gli immobili sfitti possono aumentare il proprio valore fino al 45% dopo interventi di efficientamento energetico. Un effetto che si vede anche sugli affitti e sulla qualità dell’abitare. In un mercato che guarda sempre di più ai consumi, le vecchie case fantasma rischiano di diventare un peso se restano ferme.

I 10 milioni di appartamenti sfitti che frenano il mercato immobiliare italiano

Il dato di partenza è pesante: in Italia ci sono circa 10 milioni di appartamenti vuoti, pari a circa il 30% del patrimonio residenziale nazionale. Una quantità enorme di case che resta ai margini del mercato. Spesso si tratta di abitazioni vecchie, costruite prima del 1980, con consumi alti, impianti superati e caratteristiche ormai lontane da ciò che cercano famiglie, acquirenti e inquilini.

Il paradosso è evidente, soprattutto nelle città e nelle località turistiche: da una parte cresce la domanda di case vivibili, efficienti e meno care da mantenere; dall’altra migliaia di alloggi restano chiusi perché hanno bisogno di lavori e non sono competitivi. Per i proprietari significa tenere fermo un bene che, anno dopo anno, può perdere valore. Per il mercato immobiliare è un freno all’offerta.

Quanto pesa l’efficienza energetica su prezzo, affitti e comfort

La fotografia scattata da ENEA spiega perché il tema sia diventato così concreto. Una casa riqualificata consuma meno, è più confortevole e diventa più interessante sia per chi compra sia per chi cerca un affitto. Nei casi analizzati, l’aumento di valore può arrivare fino al 45%. Ma non conta solo il prezzo finale. Pesano anche le bollette più leggere, una casa più calda d’inverno e più fresca d’estate, meno problemi di umidità e una qualità percepita più alta.

Vale anche per i canoni: un immobile con una buona efficienza energetica si affitta più facilmente e può reggere richieste più alte, sia nel residenziale sia nel turistico. Il motivo è semplice: costa meno da gestire e offre condizioni migliori. Non a caso il mercato premia sempre di più le classi energetiche alte, mentre gli immobili nelle fasce peggiori fanno più fatica a trovare acquirenti senza uno sconto sul prezzo.

Gli interventi che riportano valore nelle case costruite prima del 1980

La maggior parte delle abitazioni sfitte rientra proprio tra gli immobili più datati. Ed è qui che la riqualificazione può cambiare davvero le cose. Gli interventi più efficaci partono dall’isolamento termico di pareti, coperture e soffitti. Poi ci sono la sostituzione degli infissi e le schermature solari, utili a ridurre i consumi nei mesi più caldi. Un passaggio decisivo riguarda gli impianti: pompe di calore, sistemi più efficienti per riscaldamento e raffrescamento, pannelli fotovoltaici e solare termico incidono direttamente sui consumi e sull’autonomia energetica.

Anche la domotica, spesso vista come un dettaglio, sta diventando un elemento di valore, perché permette di gestire meglio impianti, temperature e carichi. ENEA indica anche alcuni costi medi: circa 170-200 euro al metro quadro per la coibentazione, fino a 900 euro al metro quadro per gli infissi. Per una pompa di calore in un appartamento medio si può arrivare a 10-12 mila euro. Cifre importanti, certo. Ma il ritorno può arrivare dal mix tra risparmio in bolletta, rivalutazione dell’immobile e maggiore facilità nel venderlo o affittarlo.

Incentivi fiscali e direttiva Ue: la corsa a rimettere sul mercato le case fantasma

Anche le regole spingono in questa direzione. La direttiva europea sulle Case green, la 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici, chiede agli Stati membri di ridurre i consumi del patrimonio residenziale: taglio medio dell’energia primaria del 16% entro il 2030 e del 22% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2020, fino all’obiettivo di edifici a emissioni zero nel 2050. Per i proprietari non è solo una questione ambientale.

Gli immobili inefficienti rischiano di diventare sempre meno appetibili. In questo quadro, strumenti come Ecobonus, Bonus Casa e Conto Termico possono ridurre il peso dei lavori, arrivando in alcuni casi a coprire fino al 50% delle spese ammissibili. La fase resta quindi favorevole per chi vuole trasformare una casa inutilizzata in un bene di nuovo spendibile, da vendere o mettere a reddito. Il punto, ormai, è chiaro: lasciare fermo un immobile energivoro non significa conservarne il valore. Sempre più spesso significa vederlo scendere, mentre il mercato guarda altrove.

Published by
Antonio Bastianelli
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