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Rigenerare i centri storici per riportare vita nelle città

Una via pedonale di centro storico con negozi di vicinato e persone a piedi e in bici, simbolo di vivibilità e rigenerazione urbana.

Alessandro Cavo, consigliere Confcommercio per i centri storici e presidente di Confcommercio Genova, ha rilanciato oggi, 7 luglio 2026, dalla sede nazionale dell’Anci a Roma, durante la presentazione della quarta edizione di Eco 2026 – Festival della Mobilità Sostenibile e delle Città Intelligenti, la necessità di riportare attenzione e investimenti nei cuori urbani italiani, perché — ha spiegato — senza una nuova qualità della vita nei quartieri anche il commercio di vicinato continuerà a perdere terreno.

Centri storici, Cavo: “Devono tornare ecosistemi sostenibili”

“Dobbiamo tornare a concentrare la nostra attenzione sui centri storici affinché diventino nuovamente un ecosistema sostenibile per tutti. Solo così il commercio potrà rifiorire”. Con queste parole Alessandro Cavo è intervenuto a margine della presentazione di Eco 2026, evento dedicato a mobilità sostenibile, rigenerazione urbana e città intelligenti, ospitato nella sede nazionale dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani.

Il punto, per il rappresentante di Confcommercio, non riguarda soltanto le serrande abbassate o i flussi turistici da governare. Riguarda la forma stessa delle città. Cavo ha insistito su un passaggio: i centri storici non possono essere trattati come fondali da attraversare in fretta, ma come luoghi da abitare, percorrere, riconoscere. “Devono essere luoghi piacevoli da vivere per chiunque e non soltanto per i residenti”, ha detto, collegando il tema della vivibilità urbana alla tenuta delle imprese locali.

Commercio di vicinato come presidio sociale nei quartieri

Nel suo intervento, Cavo ha definito le attività commerciali non solo “presìdi economici”, ma anche presìdi sociali e “un valore comune per l’intero quartiere”. Una frase che, detta nel contesto di un confronto su mobilità e città intelligenti, sposta il discorso dal solo piano delle infrastrutture a quello della vita quotidiana: il bar sotto casa, la bottega, il negozio di prossimità, la vetrina accesa la sera.

Secondo il consigliere di Confcommercio, la rigenerazione dell’ambiente urbano deve servire proprio a questo: creare un contesto accogliente nel quale residenti, domiciliati e turisti possano convivere senza trasformare il centro in uno spazio a uso intermittente. Non solo visita, dunque. Vita. “Residenti, domiciliati e turisti potranno trovare un contesto accogliente nel quale vivere e non soltanto recarsi in visita”, ha spiegato Cavo, richiamando un equilibrio spesso difficile nelle città d’arte italiane.

Mobilità sostenibile e ritmi più lenti per città accessibili

Il tema della mobilità sostenibile, al centro di Eco 2026, si lega direttamente alla possibilità di rendere i centri storici più accessibili e meno ostili per chi li attraversa ogni giorno. Cavo ha parlato di “dimensione umana” e di “ritmi più lenti”, due espressioni che rimandano a strade meno dominate dal traffico, spazi pubblici curati, percorsi sicuri per pedoni e ciclisti, servizi distribuiti in modo più equilibrato.

“Quando torneranno ad avere una dimensione umana e ritmi più lenti, diventeranno realmente accessibili alle persone”, ha osservato il presidente di Confcommercio Genova. Non una chiusura al movimento, ma una diversa organizzazione degli spostamenti. In quel momento, ha lasciato intendere, anche il negozio di quartiere può tornare a essere competitivo: non perché protetto artificialmente, ma perché inserito in un tessuto urbano frequentato, curato, vissuto. E questo, per molti piccoli imprenditori, fa la differenza tra restare e andarsene.

Il dato: perso il 25% del commercio nei centri storici in tredici anni

A pesare sul ragionamento c’è un numero: secondo quanto ricordato da Cavo, negli ultimi tredici anni i centri storici italiani hanno perso il 25% del commercio di vicinato. Un ridimensionamento che, nella lettura di Confcommercio, non riguarda soltanto l’economia locale, ma anche la sicurezza percepita, la socialità, la capacità dei quartieri di mantenere una propria identità.

Il patrimonio dei centri storici, ha aggiunto Cavo, resta un modello “replicabile su larga scala”, ma ha bisogno di politiche coerenti: rigenerazione urbana, servizi, accessibilità, qualità dello spazio pubblico e sostegno alle attività di prossimità. “Dobbiamo rigenerare i centri storici per far rinascere il commercio, ma soprattutto per restituire vivibilità ai quartieri”, ha concluso. Una linea che, dalla sede Anci di Roma, prova a tenere insieme imprese, amministrazioni locali e cittadini. Perché la città intelligente, nel ragionamento di Confcommercio, non è solo quella con più tecnologia: è quella in cui si può ancora scendere sotto casa e trovare una luce accesa.

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