Schermata delle preferenze sui cookie su un laptop, simbolo delle scelte su privacy, consenso e tracciamento online.
Il sito web ha pubblicato nel 2026, nella propria informativa digitale, una nota sull’uso dei cookie e degli strumenti di archiviazione tecnica, spiegando agli utenti quali dati possono essere memorizzati durante la navigazione e per quali finalità, dalla semplice erogazione del servizio fino al marketing online. La comunicazione, rivolta a chi accede alla piattaforma, rientra nel quadro delle regole europee su privacy, consenso e trattamento dei dati personali, un terreno ormai familiare ma non sempre chiaro per chi si trova davanti al classico banner all’apertura di una pagina.
La prima categoria indicata riguarda i cookie tecnici, cioè quei sistemi di memorizzazione considerati necessari per consentire l’uso di un servizio richiesto dall’utente. In termini pratici, servono a far funzionare correttamente il sito: aprire una pagina, mantenere attiva una sessione, trasmettere una comunicazione su una rete elettronica. Senza questi strumenti, alcune funzioni non sarebbero disponibili.
La formulazione richiama il principio del “fine legittimo”, previsto dalla normativa europea, quando l’accesso tecnico è strettamente legato all’erogazione del servizio. Non si tratta, in questo caso, di tracciamento commerciale. È la parte meno visibile della navigazione, ma anche quella più essenziale: quella che permette al sito di rispondere quando l’utente clicca, compila un modulo o accede a un’area riservata.
Un secondo passaggio dell’informativa riguarda l’archiviazione necessaria a conservare le preferenze dell’utente, anche quando non sono state richieste in modo diretto dall’abbonato o dal visitatore. Qui rientrano, per esempio, le impostazioni di lingua, la scelta di visualizzazione o altre opzioni che rendono la navigazione più coerente da un accesso all’altro.
È una zona intermedia, spesso poco percepita. L’utente non chiede ogni volta al sito di ricordare una preferenza, eppure quella memoria tecnica può rendere più fluida l’esperienza. Proprio per questo, le informative devono distinguere con chiarezza tra ciò che serve al funzionamento e ciò che invece comporta un trattamento ulteriore dei dati. “Capire che cosa si accetta è il primo passo”, ripetono da tempo le autorità europee per la protezione dei dati.
La nota dedica poi spazio ai cookie utilizzati per finalità statistiche, compresi quelli impiegati in forma anonima. In questo caso l’obiettivo dichiarato è raccogliere informazioni aggregate sul funzionamento del sito: quante persone visitano una pagina, quanto tempo restano, quali sezioni vengono consultate di più. Dati utili per chi gestisce una piattaforma, purché trattati con cautele adeguate.
L’informativa precisa che, se l’uso è esclusivamente statistico e anonimo, le informazioni memorizzate o recuperate non possono di norma essere utilizzate da sole per identificare una persona. C’è però un inciso rilevante: il quadro potrebbe cambiare in presenza di un mandato, di una collaborazione volontaria del fornitore di servizi internet o di registrazioni aggiuntive da parte di terzi. È un dettaglio tecnico, ma concreto. Dice che l’anonimato, nel mondo digitale, dipende anche dal contesto in cui i dati vengono incrociati.
La parte più delicata riguarda l’archiviazione necessaria a creare profili degli utenti, inviare pubblicità o tracciare la navigazione su uno o più siti per finalità di marketing. È il terreno dei cookie pubblicitari, quelli che permettono di proporre annunci mirati in base ai comportamenti online. Qui, a differenza dei cookie strettamente tecnici, il consenso dell’utente assume un peso centrale.
Le regole europee chiedono che la scelta sia libera, informata e revocabile. Non basta una formula generica, né un consenso nascosto dentro testi lunghi e poco leggibili. Il banner deve permettere di accettare, rifiutare o gestire le preferenze in modo comprensibile. In caso contrario, come hanno chiarito più volte i garanti nazionali della privacy, il trattamento può essere contestato.
La distinzione, alla fine, è semplice solo in apparenza: alcuni cookie servono a far funzionare il sito, altri migliorano l’esperienza, altri ancora raccolgono dati per analisi o pubblicità. Per l’utente cambia molto. Perché dietro un clic su “accetta” non c’è soltanto l’accesso a una pagina, ma la scelta su come lasciare — o non lasciare — tracce della propria navigazione.