Monitoraggio della qualità dell’aria in area agricola, tra campi coltivati e leggera foschia.
ISDE Italia, insieme all’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e a Clean Cities Italia, ha avviato nel 2026 in Italia la nuova serie di video-interviste “Ambiente e salute in 100 secondi” per spiegare, con il contributo di medici e ricercatori, cause, effetti e possibili risposte all’inquinamento atmosferico, al centro della campagna “Cambiamo aria”. Il progetto nasce per portare fuori dai convegni dati e conoscenze spesso difficili da leggere, ma molto concrete nella vita quotidiana: l’aria che si respira, le sostanze che circolano, le scelte pubbliche e private che possono ridurre i rischi per la salute.
La serie comprende 14 brevi contributi video con esperti del mondo medico-scientifico, costruiti in un formato rapido ma non superficiale. L’idea, spiegano i promotori, è rendere accessibili evidenze e proposte su uno dei principali determinanti ambientali della salute, senza rinunciare alla precisione. Pochi minuti, domande dirette, risposte comprensibili.
Al centro ci sono le cause dell’inquinamento dell’aria, i suoi effetti sull’organismo e le misure che possono limitarne l’impatto, dalla prevenzione alle politiche urbane, fino ai comportamenti individuali. La campagna “Cambiamo aria” si muove in questa direzione: aumentare la consapevolezza pubblica e, nello stesso tempo, richiamare la responsabilità collettiva. Perché il tema, come ricordano da ISDE Italia, non riguarda solo le grandi città o le emergenze ambientali, ma attraversa anche campagne, scuole, case, luoghi di lavoro.
La nuova serie ha anche un significato umano preciso, perché rappresenta uno degli ultimi lavori di Giuseppe Fattori, medico, docente di marketing sociale, presidente di ISDE Modena e promotore di “Ambiente e salute in 100 secondi”, scomparso improvvisamente nel marzo 2026. Chi ha collaborato con lui lo descrive come un professionista capace di tenere insieme linguaggi diversi: quello della sanità pubblica, quello dell’ambiente, quello della comunicazione.
Fattori aveva insistito molto su un punto, raccontano dall’associazione: la divulgazione scientifica non deve limitarsi a informare, ma può aiutare cittadini, amministratori e comunità a orientare decisioni più consapevoli. Non slogan, dunque. Piuttosto strumenti, parole chiare, esempi. Il suo lavoro ha contribuito a costruire un ponte tra salute pubblica e ambiente, in anni in cui la qualità dell’aria è entrata con più forza nel dibattito medico e politico. E in questa serie, anche per questo, resta una traccia riconoscibile del suo metodo.
Tra le interviste del ciclo c’è quella a Fiorella Belpoggi, componente del Comitato scientifico ISDE e direttrice scientifica emerita dell’Istituto Ramazzini, dedicata al rapporto tra agricoltura convenzionale e inquinamento atmosferico. Belpoggi richiama un aspetto ancora poco presente nel dibattito pubblico: la presenza dei pesticidi nell’aria. “Fino a pochi anni fa questi composti non venivano normalmente cercati nei campioni atmosferici”, ha spiegato la ricercatrice, sottolineando come il tema sia stato preso in considerazione solo in tempi recenti.
Il riferimento è anche allo studio del progetto europeo SPRINT, pubblicato nel 2024, che ha analizzato campioni d’aria in aree agricole del Portogallo e dei Paesi Bassi. Su oltre 300 principi attivi ricercati, ne sono stati individuati 99, quasi sempre presenti in miscela. Il dato, secondo Belpoggi, sposta la questione oltre i confini abituali: non riguarda soltanto gli operatori agricoli, esposti durante l’uso dei prodotti, né solo i consumatori attraverso gli alimenti. Riguarda anche l’ambiente e le popolazioni che vivono o transitano nelle zone interessate, attraverso una via meno visibile ma concreta: l’aria.
Per ridurre l’inquinamento legato all’agricoltura, Belpoggi indica come priorità la diminuzione dell’uso dei pesticidi e un sostegno più deciso all’agricoltura biologica. Non basta, ha lasciato intendere, affidarsi alla buona volontà dei singoli produttori. Servono politiche strategiche, incentivi e accompagnamento tecnico, perché cambiare modello richiede investimenti, formazione e tempi adeguati.
La ricercatrice definisce gli agricoltori “custodi del pianeta”, una formula che restituisce il ruolo centrale di chi lavora la terra ma anche il peso delle scelte che ricadono sulla collettività. Pratiche agricole più sostenibili, ha spiegato, possono rendere il cibo più sicuro e tutelare meglio l’ecosistema, riducendo la dispersione di sostanze chimiche nell’ambiente. Il messaggio della serie, in fondo, passa anche da qui: parlare di qualità dell’aria significa parlare di traffico e città, certo, ma anche di campi coltivati, filiere alimentari e salute quotidiana.