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Mangiare sano

Pasta Lidl, sai da dove viene il grano con cui la producono? Consumatori avvisati

Pasta Lidl, da dove viene la farina? (GreenStyle.it)

Fare la spesa per molti è un gesto banale ma occorrerebbe in realtà prestare attenzione ai dettagli: oggi analizziamo la pasta Lidl.

Prendi un pacco di spaghetti dalla scaffalatura della Lidl e guardalo un secondo. Non il fronte – quello lo vedono tutti. Il retro. Caratteri piccoli, spesso vicino alla piega della confezione, dove la plastica fa un po’ di riflesso sotto le luci del supermercato.

Lì c’è scritto da dove arriva il grano.

Non è un dettaglio da fanatici del made in Italy. È proprio una delle poche informazioni concrete che la pasta racconta su se stessa. E quando inizi a leggerla ti accorgi che la situazione è meno lineare di quanto sembri mentre spingi il carrello.

Un pomeriggio siamo entrati in un punto vendita Lidl con l’idea semplice: guardare tutte le etichette della pasta. Non fare analisi di laboratorio, non cercare scandali. Solo leggere quello che c’è scritto.

A un certo punto una signora accanto a noi stava scegliendo i fusilli in offerta. Li ha presi, poi rimessi giù, poi ripresi. Non stava guardando il prezzo. Stava cercando la scritta sull’origine del grano.

Non succede spesso, ma succede.

Quello che la legge obbliga a scrivere

Dal 2014 chi produce pasta secca deve indicare due cose: dove è stato coltivato il grano e dove è stato macinato. Non è una scelta volontaria dell’azienda. È la normativa europea.

Il problema è che queste informazioni stanno quasi sempre in fondo alla confezione, stampate in piccolo. Non è nascosto, tecnicamente. Ma devi volerlo vedere.

Quando inizi a confrontare i pacchi sugli scaffali Lidl emerge una cosa semplice: la pasta non è tutta uguale. Neanche dentro lo stesso supermercato.

La pasta Combino: la dicitura più ampia

La linea classica Lidl si chiama Combino. È quella che si trova praticamente sempre in offerta.

Sull’etichetta compare la formula: “grano UE e non UE”.

È una dicitura legale e abbastanza comune nella grande distribuzione. Significa che il grano può provenire dall’Unione Europea oppure da Paesi extraeuropei. Francia, Grecia, Spagna, ma anche Canada o altri grandi esportatori di grano duro.

Pasta Lidl, impara a leggere l’etichetta (GreenStyle.it)

Non è automaticamente un segnale di bassa qualità. Il Canada, per esempio, produce alcuni dei grani duri più proteici al mondo. Però è una formula molto larga. In pratica lascia aperte molte provenienze.

Il punto curioso è che questa scritta compare su milioni di pacchi di pasta venduti ogni anno, e quasi nessuno se ne accorge.

La sorpresa sugli scaffali: la Pasta di Gragnano IGP

Poi, nello stesso scaffale, trovi la linea Italiamo con la Pasta di Gragnano IGP.

Qui la storia cambia. L’etichetta riporta chiaramente “grano 100% italiano” perché il disciplinare IGP lo richiede. Senza quella provenienza non potresti usare quella denominazione.

Il prezzo è più alto rispetto alla Combino, ma resta dentro la logica del discount. Non stiamo parlando di pasta artigianale da boutique gastronomica.

Una cosa che si nota solo guardando bene: la trafila al bronzo. Si vede dalla superficie più ruvida, quella che trattiene il sugo. Non c’entra direttamente con l’origine del grano, ma è uno di quei dettagli che i produttori di pasta osservano subito.

Anche la pasta all’uovo segue la stessa logica

La pasta all’uovo Combino torna alla formula generica: grano UE e non UE.

Qui la dicitura riguarda la semola utilizzata nell’impasto, mentre le uova hanno una loro indicazione separata. È una cosa che crea sempre un po’ di confusione quando si legge l’etichetta per la prima volta.

In realtà è tutto regolare.

Solo che la maggior parte delle persone non arriva mai a quel punto della lettura.

Un’abitudine che cambia il modo di fare la spesa

Leggere l’origine del grano richiede letteralmente trenta secondi. Il tempo di girare la confezione mentre il carrello resta fermo.

Non cambia il mondo. Però cambia il modo in cui guardi la pasta sullo scaffale.

A quel punto inizi a notare le differenze: “grano italiano”, “grano UE”, “UE e non UE”. Non sempre coincidono con il prezzo. Non sempre coincidono con il marchio.

E a volte succede una cosa strana: torni a casa con la stessa pasta che compravi prima, solo che adesso sai da dove arriva il grano. Non è una rivoluzione. Ma è difficile tornare a non farci più caso.

Published by
Francesca Testa
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