Tecnici verificano una centralina meteo e idrometrica lungo un corso d’acqua, per anticipare rischi idrogeologici.
La Regione Toscana sostiene nel 2026, con risorse della politica di coesione europea, il progetto SINTESI per sviluppare in Toscana un sistema integrato di monitoraggio ambientale, meteo e idrogeologico, pensato per aiutare amministrazioni, protezione civile e gestori del territorio a prevenire gli effetti di piogge intense, alluvioni rapide e altri eventi legati alla crisi climatica. L’iniziativa, sviluppata da Tea Group, Magenta srl, Blue Eco Line srl e CNR-IBE, nasce da un’esigenza concreta: avere dati più vicini al territorio, aggiornati in tempo reale, e strumenti capaci di trasformarli in decisioni operative. Non una rete di sensori fine a sé stessa, dunque. Ma una piattaforma che prova a mettere insieme aria, acqua, meteo e rischio.
Il progetto SINTESI realizza un Sistema Integrato di Monitoraggio Ambientale e Supporto alle Decisioni, costruito su un’architettura “edge-to-cloud”: i dispositivi installati sul territorio raccolgono i dati, li trasmettono alla piattaforma cloud e li rendono disponibili attraverso dashboard, modelli predittivi e sistemi di allerta. Dentro questa rete entrano qualità dell’aria, pioggia, vento, temperatura, umidità, livelli idrometrici e condizioni dei corsi d’acqua. È, in sostanza, l’evoluzione della logica già sperimentata con AirQino, la centralina nata per misurare l’inquinamento atmosferico e ora inserita in un quadro più ampio. “Il punto è non leggere più i fenomeni separatamente”, spiegano i tecnici coinvolti nel progetto: un temporale intenso, un innalzamento rapido di un torrente, un cambio di vento o un picco di temperatura possono avere effetti diversi, ma spesso collegati. Solo mettendo insieme queste informazioni, e facendolo con continuità, gli enti locali possono capire prima dove intervenire.
Il principale sito di sperimentazione è il Comune di Monteriggioni, nel Senese, dove sono stati installati prototipi hardware in ambiente reale, tra strade locali, aree aperte e punti scelti per osservare da vicino l’evoluzione delle condizioni meteo. Le centraline montano sensori meteorologici e pluviometrici, tra cui pluviometri meccanici a bascula, pluviometri ottici e stazioni meteorologiche a ultrasuoni. A questi strumenti si aggiungono sensori idrometrici a ultrasuoni, radar e piezometrici, usati per misurare i livelli dell’acqua e seguire l’andamento dei corsi d’acqua anche durante precipitazioni intense. Un secondo intervento riguarda Montelupo Fiorentino, dove una centralina è stata predisposta per il monitoraggio fluviale in prossimità dell’Arno. Qui il dato meteo si intreccia con il rischio idraulico: non basta sapere quanto piove, serve capire cosa accade al fiume, quanto cresce il livello, se la situazione cambia in pochi minuti. In base ai rilievi del progetto, la rete consente di osservare fenomeni molto localizzati, spesso difficili da cogliere con strumenti a scala più ampia.
Uno degli elementi centrali di SINTESI è il modello di allerta pluviometrica, basato sul superamento di soglie coerenti con il sistema regionale toscano: 20 millimetri in 15 minuti, 40 millimetri in 60 minuti e valori cumulati su 3, 6 e 12 ore, variabili in base alle aree omogenee. Quando la pioggia rilevata supera queste soglie, il sistema può generare comunicazioni automatiche, anche via email, a supporto delle strutture operative. Non sostituisce i canali ufficiali della protezione civile, precisano i promotori, ma li affianca con una rete territoriale ad alta risoluzione. La piattaforma mostra su una dashboard meteo i dati delle ultime 12 ore raccolti dai pluviometri, la rosa dei venti elaborata dagli anemometri e una mappa con la posizione delle centraline. Alla cartografia possono essere sovrapposti anche temperatura e direzione del vento provenienti dal Consorzio LaMMA. C’è poi il motore predittivo: ogni notte il sistema elabora le serie storiche dell’ultimo anno e produce previsioni a sette giorni, centralina per centralina. Una differenza non secondaria. Sapere che una soglia è stata superata aiuta nell’emergenza; stimare l’evoluzione possibile nei giorni successivi consente di organizzare squadre, controlli, eventi pubblici e interventi sul reticolo idraulico.
Il progetto lavora anche sulla spazializzazione dei dati, trasformando le misure puntuali delle centraline in mappe territoriali ad alta risoluzione attraverso metodi geostatistici come il Kriging. L’obiettivo è costruire una sorta di gemello digitale del territorio, capace di descrivere in modo dinamico qualità dell’aria, temperatura, pioggia, vento e altri indicatori ambientali. Per un sindaco, un ufficio tecnico o una squadra comunale di protezione civile, una mappa può valere più di una tabella: mostra dove il fenomeno è più intenso, dove si concentra il rischio, quali aree meritano attenzione. SINTESI integra inoltre sistemi di analisi video basati su intelligenza artificiale per il monitoraggio dei corsi d’acqua: le immagini delle videocamere possono aiutare a individuare detriti, legname trasportato dalla corrente e variazioni del livello idrometrico, elementi sensibili soprattutto vicino a ponti e restringimenti. È prevista anche una reportistica automatica, pensata per tradurre dati tecnici in analisi comprensibili per decisori e cittadini. La tecnologia, da sola, non evita un’alluvione e non sostituisce la manutenzione del territorio. Però può rendere più rapida la lettura dei segnali, più chiara la comunicazione e meno improvvisata la risposta. In una regione esposta a rischio idrogeologico ed eventi meteo intensi, è qui che il monitoraggio diventa prevenzione.