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Guida in stato di ebbrezza: pochi irresponsabili dietro un quarto delle vittime stradali

Controllo notturno con etilometro: la prevenzione della guida in stato di ebbrezza al centro della sicurezza stradale.

In Europa, nel 2026, la guida sotto effetto di alcol resta uno dei nodi più difficili della sicurezza stradale: secondo uno studio di Motointegrator con DataPulse Research, basato su dati europei e indagini sugli automobilisti, circa il 2% dei conducenti guida oltre il limite consentito, ma quel gruppo pesa per quasi un quarto dei decessi sulle strade, soprattutto nei fine settimana, nelle festività e nei periodi di traffico più intenso.

Alcol alla guida in Europa: limiti diversi, rischio comune

Il quadro europeo è frammentato. I limiti di tasso alcolemico cambiano da Paese a Paese: Repubblica Ceca, Ungheria, Romania e Slovacchia applicano la tolleranza zero, mentre Italia, Francia, Germania, Spagna, Austria, Belgio e Paesi Bassi adottano il limite di 0,5 g/l. Il Regno Unito, con l’eccezione della Scozia, resta più permissivo: 0,8 g/l in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord.

Il consumo medio di alcol, però, non spiega da solo le regole. Secondo l’indicatore Ocse sul consumo di alcol puro pro capite, la Romania supera i 12 litri l’anno per abitante sopra i 15 anni, ma impone il limite zero alla guida. La Norvegia, al contrario, si ferma a 6,4 litri, tra i valori più bassi del continente, e mantiene una soglia di 0,2 g/l. Il legame tra cultura del bere e severità delle norme, insomma, non è lineare. E in strada, spesso, conta altro.

La Commissione europea ricorda che un conducente con 0,8 g/l ha un rischio di incidente circa tre volte superiore rispetto a chi è sobrio. A 1,5 g/l, il rischio di incidente cresce fino a 22 volte, mentre quello di morte può aumentare fino a circa 200 volte, perché gli schianti con livelli elevati di alcol sono più violenti. Numeri asciutti, ma pesanti.

Dove gli automobilisti ammettono di guidare dopo aver bevuto

A fotografare i comportamenti reali è l’indagine ESRA3, pubblicata nel 2023, che ha chiesto agli automobilisti europei se negli ultimi 30 giorni avessero guidato quando avrebbero potuto superare il limite legale. In testa compare il Lussemburgo, con il 24,1% dei conducenti che lo ammette: quasi uno su quattro. Seguono Belgio con il 19%, Spagna al 17,2%, Svizzera al 16,7% e Francia al 15,6%.

All’altro estremo ci sono Paesi dove l’ammissione è molto più rara. In Polonia la quota si ferma al 4,2%, in Lettonia al 5,2%, in Finlandia al 6,1%, in Repubblica Ceca al 7% e in Svezia al 7,1%. I dati sono autodichiarati, dunque vanno letti con cautela: c’è chi minimizza, chi non sa stimare il proprio livello alcolemico, chi evita di confessare un comportamento vietato. Ma il segnale resta.

La stessa indagine ha chiesto se fosse accettabile guidare “per brevi tratti” dopo aver bevuto. Le risposte più permissive arrivano da Grecia (5,3%), Lussemburgo (5,1%), Italia (4,9%), Belgio (4,4%) e Spagna (3,6%). Non è solo una questione di legge: dove l’idea del “sono pochi chilometri” viene tollerata, la guida in stato di ebbrezza tende a comparire più spesso. Anche nelle conversazioni ordinarie, quelle all’uscita di un ristorante o di una festa di paese.

Uomini giovani e notti di festa: il profilo del rischio

Il rischio non è distribuito in modo uniforme. Secondo ESRA3, gli uomini dichiarano di aver guidato dopo aver bevuto nel 14,6% dei casi, contro l’8,2% delle donne. I registri nazionali confermano lo squilibrio: in Belgio, nel 2017, l’83% dei conducenti fermati per guida in stato di ebbrezza erano uomini; nel Regno Unito, nel 2023, la quota maschile nei casi registrati dal Dipartimento dei Trasporti era dell’80,6%; in Germania, secondo le statistiche federali, si arrivava a circa l’86% tra i soggetti coinvolti in incidenti sotto l’effetto dell’alcol.

L’età aggiunge un altro elemento. I conducenti più giovani risultano più esposti, anche quando il livello di alcol non supera le soglie legali di molti Paesi europei. Un’analisi della NHTSA statunitense ha rilevato che i maschi tra 16 e 19 anni, con un tasso tra 0,2 e 0,5 g/l, hanno un rischio di incidente mortale con un solo veicolo circa quattro volte superiore rispetto ai coetanei sobri. L’inesperienza, in quel momento, amplifica tutto: tempi di reazione, valutazione delle distanze, controllo del mezzo.

I picchi arrivano nelle ricorrenze. In Germania, la Festa del Papà celebrata nel giorno dell’Ascensione, il Vatertag, produce ogni anno un’anomalia netta: gruppi di uomini, spesso nelle campagne, si muovono con carretti carichi di birra e superalcolici. Secondo Destatis, negli anni recenti gli incidenti stradali legati all’alcol in quella giornata sono stati tra circa 290 e 340, più del triplo rispetto ai 95-101 di un giorno medio. Non il Capodanno, non l’Oktoberfest: è quella data, spesso, il punto più critico.

Morti in calo, ma il problema resta concentrato

Nel decennio 2011-2021, per il quale esistono dati comparabili a livello europeo, i decessi stradali legati all’alcol sono diminuiti in molti Paesi. La Romania ha registrato un calo del 71%, passando da 164 morti nel 2011 a 47 nel 2021. La Croazia è scesa del 66%, il Belgio del 64%, Cipro e Svizzera del 60%, la Germania del 58%, la Danimarca del 51%. Riduzioni nette, frutto di controlli, campagne, sanzioni e, in alcuni casi, norme più severe per neopatentati e professionisti.

Non tutti, però, migliorano allo stesso ritmo. In Lituania, i morti legati all’alcol sono rimasti quasi invariati, da 24 nel 2011 a 25 nel 2021, mentre la mortalità stradale complessiva calava in modo più marcato. In Slovenia si è passati da 35 a 37. In Portogallo ed Estonia, secondo l’analisi, i progressi generali sulla sicurezza stradale sono stati più evidenti rispetto alla componente legata all’alcol.

Il punto, spiegano i dati, è che il fenomeno si concentra: pochi conducenti, pochi giorni, alcune fasce orarie. In Francia, nel 2024, l’alcol è stato coinvolto in circa il 30% degli incidenti mortali, per 684 decessi; in Spagna nel 28%; in Austria nel 9,4% dei morti sulle strade. Il calo c’è, e si vede. Ma quel 2% di automobilisti oltre il limite continua a lasciare una traccia sproporzionata nel bilancio europeo delle vittime.

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Redazione
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