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Energia, il 44% degli italiani chiede al governo più incentivi alle rinnovabili

Impianto fotovoltaico e pale eoliche vicino a un’area residenziale, simbolo della transizione verso le rinnovabili.

Il 44% degli italiani chiede al governo di accelerare su rinnovabili, accumuli e reti per contrastare la crisi climatica, ridurre la dipendenza energetica dall’estero e alleggerire le bollette, secondo il nuovo sondaggio Ipsos “Rigenerare il futuro” presentato oggi, 2 luglio 2026, a Roma durante la XIII edizione dell’Ecoforum nazionale sull’economia circolare promosso da Legambiente, Kyoto Club, Nuova Ecologia e realizzato con Conou.

Rinnovabili, il sondaggio Ipsos: il 69% accetta impianti vicino casa

Il dato più netto riguarda il rapporto tra cittadini e fonti pulite. Secondo l’indagine Ipsos, il 69% degli intervistati si dice favorevole ad avere impianti eolici o fotovoltaici nelle vicinanze: il 38% li accetterebbe entro 10 chilometri da casa, mentre il 31% li vorrebbe comunque entro un raggio di 50 chilometri. Non un consenso generico, dunque, ma una disponibilità misurabile, che arriva mentre molte autorizzazioni restano ferme nei passaggi tra uffici tecnici, conferenze dei servizi e ricorsi locali.

Sul piano politico, il campione indica una strada precisa: per il 44% dei cittadini l’esecutivo dovrebbe incentivare produzione e utilizzo delle energie rinnovabili, la risposta più scelta tra quelle proposte. Alle amministrazioni locali, invece, viene chiesto soprattutto di ridurre i tempi: il 35% degli intervistati ritiene necessario snellire i processi autorizzativi. È qui, tra ministeri, Regioni e Comuni, che si gioca una parte della partita. Non solo nei grandi annunci.

Energia, bocciata la dipendenza da petrolio e fonti fossili

Il sondaggio registra anche una critica alla linea energetica fondata su petrolio, gas e fonti fossili. Per il 65% del campione, l’Italia sta pagando il peso di una forte dipendenza dall’estero, con effetti su imprese, famiglie e sicurezza degli approvvigionamenti. La questione, spiegano gli organizzatori dell’Ecoforum, si intreccia con il costo della bolletta e con la cosiddetta cooling poverty, cioè la difficoltà di molte famiglie a raffrescare adeguatamente la casa durante le ondate di calore.

Più prudente, e in diversi casi contrario, l’atteggiamento verso il nucleare. Per oltre il 50% degli intervistati, eventuali benefici dell’atomo arriverebbero solo nel lungo periodo, tra 10 e 20 anni, senza dare risposte alle urgenze attuali di cittadini e aziende. Il 66% conferma inoltre di non volere centrali nucleari nelle vicinanze: il 32% non le vuole in alcun caso, mentre il 34% le accetterebbe solo oltre i 100 chilometri di distanza. Una distanza non solo geografica, verrebbe da dire.

Economia circolare, cresce la conoscenza tra i cittadini

Accanto all’energia, l’indagine misura la percezione dell’economia circolare. La conoscenza del tema sale dal 70% dello scorso anno al 78% attuale, segno che parole come riciclo, recupero di materia e riduzione degli sprechi sono entrate più stabilmente nel dibattito pubblico. Il 45% degli intervistati chiede di valorizzare il primato europeo dell’Italia nel riciclo dei rifiuti totali, urbani e speciali, pari al 92,6% secondo i dati richiamati da Legambiente.

L’associazione, però, invita a non fermarsi al dato migliore. “L’Italia è ancora lontana dal target del 65% di avvio al riciclo dei rifiuti urbani entro il 2035 previsto dalle normative europee”, denuncia Legambiente, segnalando il rischio di carenza di materiali per gli impianti e un recupero ancora insufficiente di materie prime critiche. Stefano Ciafani, presidente nazionale dell’associazione, ha spiegato che in un contesto segnato da crisi climatica, guerre, instabilità geopolitica e aumento dei costi “l’Italia deve puntare su innovazione, fonti pulite ed economia circolare”. Poi l’affondo, rivolto alle istituzioni: non farsi condizionare “dagli slogan della minoranza rumorosa che non vuole gli impianti” e creare un’unità di missione a Palazzo Chigi per aumentare il recupero da Raee.

Oli minerali usati, l’82% vede vantaggi nella rigenerazione

Nel sondaggio commissionato da Legambiente e Conou trova spazio anche la gestione dell’olio minerale esausto, tema meno visibile ma centrale nelle filiere del recupero. L’82% degli intervistati considera importanti e vantaggiose la raccolta e rigenerazione dell’olio usato. Quasi un cittadino su due indica come primo beneficio la riduzione dell’inquinamento, mentre il 22% cita il risparmio di petrolio e materie prime.

Per Riccardo Piunti, presidente del Conou, gli italiani conoscono ancora poco un settore in cui il Paese ha raggiunto risultati superiori a molti concorrenti. “Non immaginano che l’Italia sia di gran lunga più avanzata nella circolarità degli oli minerali anche di Europa e Stati Uniti”, ha detto, ricordando il ruolo del Consorzio senza fini di lucro. Sulla stessa linea Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club, ha difeso il Green Deal europeo come politica industriale concreta: chi ha investito su sostenibilità e uso efficiente delle risorse, ha osservato, ottiene anche risultati economici e occupazionali. Per un Paese povero di materie prime come l’Italia, il messaggio dell’Ecoforum è chiaro: la transizione energetica non è più una formula da convegno, ma una scelta di competitività.

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