Come eliminare le cocciniglie - GreenStyle.it
Le cocciniglie possono attaccare piante da appartamento, balconi e giardini in ogni periodo dell’anno. In primavera, però, si fanno notare più spesso: piccoli ammassi bianchi, scudetti cerosi, segni su foglie, rami e nervature.
Riconoscerle subito è fondamentale, spiegano guide fitosanitarie, perché questi insetti succhiano la linfa e possono indebolire la pianta fino a farla deperire.
Il problema riguarda specie molto comuni: agrumi, rose, piante grasse, aceri. Se l’attacco viene trascurato, le foglie possono cadere e gli esemplari più giovani rischiano anche di morire.
Il primo segnale, di solito, sono le foglie gialle: perdono tono, diventano opache e in alcuni casi risultano appiccicose. È la melata, il residuo zuccherino prodotto dagli insetti mentre si nutrono della linfa. Poco dopo può comparire la fumaggine, una patina scura che sporca le foglie e ostacola la fotosintesi.
Le forme più diffuse sono la cocciniglia cotonosa, bianca e spesso nascosta sotto le foglie o vicino ai piccioli, e la cocciniglia a scudetto, più dura, ben attaccata a rami e germogli.
Nel Nord Italia, soprattutto in Lombardia, è ormai conosciuta anche la Takahashia japonica, riconoscibile dagli ovisacchi bianchi ad anelli sui rami di acero, gelso, olmo e albero di Giuda.
Se la pianta soffre ma sulla chioma non si vede nulla, bisogna guardare più in basso: colletto e radici. La cocciniglia radicale si nota meno, ma spesso è più difficile da eliminare.
Se l’infestazione è appena iniziata, si può intervenire senza arrivare subito a trattamenti pesanti. Il rimedio più comune è una soluzione con sapone di Marsiglia o sapone molle di potassio, da spruzzare sulle parti colpite e poi risciacquare con acqua pulita, così da non lasciare residui sulla pianta.
Su foglie più resistenti e su piante succulente adulte si usa talvolta anche acqua e alcol denaturato molto diluito. Meglio però provarlo prima su una piccola zona: il rischio di bruciare i tessuti esiste. Quando la colonia è più estesa, si passa a prodotti a base di olio bianco o olio vegetale, che agiscono soffocando gli insetti.
Vanno distribuiti bene, soprattutto sotto le foglie, dove le cocciniglie si nascondono più facilmente. Nei casi più gravi, indicano i manuali di difesa fitosanitaria, possono servire insetticidi specifici e la rimozione delle parti ormai compromesse.
In giardino, un aiuto può arrivare anche dalle coccinelle, in particolare dalla Cryptolaemus montrouzieri, predatrice della cocciniglia cotonosa.
La difesa più efficace resta la prevenzione. Le piante vanno controllate spesso, anche quando sembrano in salute: dentro la chioma, sotto le foglie, lungo i rami.
Meglio acquistare esemplari sani, non ammassare troppo i vasi e fare attenzione alle formiche, che proteggono le cocciniglie perché si nutrono della melata. Se l’attacco è limitato, una potatura mirata dei rami infestati può fermare la diffusione.
Nel caso della Takahashia japonica, secondo il Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia, il taglio e la distruzione del materiale colpito restano tra le poche misure davvero efficaci. Da non trascurare l’igiene degli attrezzi: forbici, guanti e lame vanno puliti con alcol o disinfettanti dopo ogni intervento.
Sembra un dettaglio, ma può evitare nuove infestazioni. La cocciniglia, infatti, torna facilmente. E spesso riparte proprio da un punto che sembrava innocuo.