Carenza di vitamina C, i segnali da non ignorare tra stanchezza, gengive fragili e anemia
Stanchezza che non se ne va, gengive che sanguinano appena si passa lo spazzolino, taglietti che impiegano più del solito a chiudersi.
La carenza di vitamina C può presentarsi così, con segnali facili da scambiare per stress, periodi di corsa o un’alimentazione un po’ sregolata. E invece questo nutriente ha un peso concreto: serve alla formazione del collagene, aiuta l’assorbimento del ferro e può farsi sentire molto prima dei quadri più seri.
La vitamina C, o acido ascorbico, è una vitamina idrosolubile: il corpo non la produce da solo e deve riceverla ogni giorno attraverso il cibo. Quando l’apporto è troppo basso, i sintomi all’inizio possono essere vaghi: affaticamento, irritabilità, poco appetito, maggiore facilità ad ammalarsi. Poi, con il passare del tempo, possono comparire segnali più chiari: gengive sensibili o sanguinanti, lividi frequenti, dolori muscolari e ferite che guariscono lentamente. Nei casi più marcati, oggi rari ma non impossibili, si può arrivare allo scorbuto, legato a un problema nella produzione di collagene, con debolezza intensa, disturbi importanti alle gengive ed emorragie. Nei Paesi sviluppati le forme gravi sono poco comuni, ma le carenze moderate, o al limite, esistono ancora. Soprattutto quando la dieta è povera di frutta e verdura fresca o molto sbilanciata.
Pensare alla vitamina C solo come al classico aiuto “contro il raffreddore” è riduttivo. Il suo ruolo è più ampio. È indispensabile per produrre collagene, la proteina che sostiene pelle, vasi sanguigni, cartilagini, ossa e gengive. Agisce anche come antiossidante, aiutando a contrastare i radicali liberi legati al normale metabolismo e a fattori come fumo e inquinamento. Sul fronte delle difese immunitarie contribuisce al loro corretto funzionamento. Inoltre favorisce l’assorbimento del ferro non-eme, quello contenuto negli alimenti vegetali, e può quindi avere un ruolo nel prevenire o peggiorare alcune forme di anemia. Ecco perché una carenza può accompagnarsi a spossatezza persistente e pallore, soprattutto in chi segue un’alimentazione monotona. Per coprire il fabbisogno, che secondo i LARN negli adulti è di circa 85 mg al giorno per le donne e 105 mg per gli uomini, conta anche come si mangiano gli alimenti: la vitamina C soffre calore, luce e aria. Per questo frutta e ortaggi freschi, consumati crudi o con cotture rapide, restano la scelta più efficace.
Non è a rischio solo chi “mangia male” in modo evidente. Possono andare incontro più facilmente a un apporto insufficiente i fumatori, che hanno un fabbisogno più alto, gli anziani con una dieta poco varia, chi attraversa periodi di forte restrizione alimentare, chi consuma poca frutta e verdura fresca e alcune persone con disturbi dell’assorbimento o malattie croniche che rendono più difficile mantenere un buon equilibrio nutrizionale. Anche gravidanza e allattamento richiedono qualche attenzione in più. Nella pratica, le fonti migliori non sono solo gli agrumi: peperoni, kiwi, fragole, rucola, broccoli, cavolfiori e pomodori possono dare un contributo importante. Se però stanchezza, sanguinamento gengivale, infezioni ricorrenti o sospetta anemia persistono, meglio evitare autodiagnosi e integratori presi a caso. Un confronto con il medico aiuta a capire se c’è davvero una carenza, se i sintomi dipendono da altro e quale correzione della dieta, o eventuale integrazione, abbia davvero senso.