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A Marina di Ravenna torna la festa della cozza tra sapori di mare e tradizione

Un addetto sistema le cozze appena raccolte sul molo durante la Festa della Cozza a Marina di Ravenna, tra porto e stand sullo sfondo.

A Marina di Ravenna, nel weekend estivo della 13esima edizione della Festa, cittadini, turisti, cooperative di pescatori, Comune ed Eni celebrano la cozza selvaggia nata sulle piattaforme offshore dell’Adriatico, un prodotto che da residuo delle manutenzioni subacquee è diventato risorsa economica, identitaria e ambientale per il territorio ravennate. Non è solo cucina, insomma. Dietro i piatti serviti negli stand, tra code ordinate e profumo di mare, c’è una storia di lavoro duro, intuizioni locali e collaborazione tra mondi diversi.

La cozza selvaggia di Marina di Ravenna, da scarto a risorsa

A Marina di Ravenna la cozza non è più, da tempo, una semplice specialità da assaggiare in riva al mare. È un pezzo di racconto collettivo, nato sulle strutture sommerse delle piattaforme offshore Eni, dove i mitili crescono spontaneamente, senza retine in plastica e in condizioni naturali. Per anni quelle incrostazioni venivano considerate un problema tecnico, un materiale da rimuovere durante gli interventi subacquei. Poi, lentamente, qualcuno ha cambiato sguardo. “Lì c’era valore, bisognava solo riconoscerlo”, ha confidato uno degli operatori della filiera durante la manifestazione.

Il percorso ha preso forma grazie al lavoro delle cooperative, in particolare La Romagnola e Nuovo Conisub, al sostegno del Comune di Ravenna, alla collaborazione con Eni e all’impegno di Slow Food Ravenna. Nel 2021 è stato registrato il marchio collettivo “La selvaggia di Marina di Ravenna”, pensato per tutelare origine, qualità e identità del prodotto. Una scelta che ha dato ordine a una filiera già viva, rendendo riconoscibile una cozza apprezzata per dimensione, consistenza e sapore. E anche per la sua storia, che qui conta quasi quanto il gusto.

La Festa della Cozza e il legame con il territorio

La manifestazione “La Cozza di Marina di Ravenna in Festa: una perla dell’Adriatico”, nata nel 2014, richiama ogni anno migliaia di persone tra residenti, visitatori e curiosi arrivati dalla riviera. Nella zona del porto e lungo le banchine, il clima è quello delle feste di comunità: tavoli pieni, volontari al lavoro, ristoratori che raccontano ricette e pescatori che spiegano, con parole semplici, cosa significhi scendere in mare per raccogliere i mitili. Non c’è solo il momento gastronomico. C’è, piuttosto, il tentativo di mostrare una filiera intera.

Uno degli appuntamenti più attesi resta l’escursione in motonave verso le piattaforme, che permette ai partecipanti di osservare da vicino i luoghi dove la cozza cresce. Le strutture, monitorate dagli enti di controllo e da Eni, funzionano come reef artificiali e ospitano un habitat ricco di biodiversità. In alcuni casi sono anche punti di reintroduzione per le tartarughe marine Caretta caretta curate dal CESTHA, che qui trovano un primo approdo dopo la convalescenza. È un dettaglio che colpisce molti visitatori: l’industria, il mare e la tutela ambientale, nello stesso spazio. Non senza complessità, certo. Ma con una direzione precisa.

Cooperative, pescatori subacquei e biodiversità dell’Adriatico

L’attività di disincrostazione delle parti sommerse delle piattaforme risale alla fine degli anni Settanta, quando la ditta Rana intuì che quelle strutture potevano diventare un’alternativa alla pesca a strascico. Da allora il lavoro si è trasformato in un servizio specializzato, oggi affidato a una RTI composta da dieci imprese del comparto ittico, guidate dalla Cooperativa Piccola e Media Pesca La Romagnola. Il mestiere del “cozzaro”, come viene chiamato da queste parti, resta faticoso e poco visibile. Si svolge sott’acqua, lontano dai riflettori, tra attrezzature, correnti, controlli e tempi stretti.

Negli ultimi anni la Festa ha cercato di raccontare anche questa dimensione. Nel 2022 è stato pubblicato un volume fotografico dedicato proprio al mestiere del pescatore subacqueo; nel 2024 è arrivato un ricettario con le preparazioni di grandi chef; nel 2025 il podcast “La selvaggia di Ravenna” ha raccolto voci, ricordi e passaggi di una storia industriale e marinara insieme. Per l’edizione 2026 debutta Damamé, un gioco di carte divulgativo sulla biodiversità dell’Adriatico ideato dalla Fondazione Eni Enrico Mattei con il contributo del CESTHA. Due incontri durante la Festa e una partita speciale a bordo della motonave: un modo leggero, ma non banale, per parlare di mare.

Economia circolare, Eni e i progetti per il futuro di Ravenna

La filiera della cozza selvaggia viene indicata dagli organizzatori come un esempio concreto di economia circolare: ciò che un tempo era scarto è diventato un alimento di pregio, con un valore economico superiore rispetto alla cozza di allevamento e ricadute su occupazione, competenze, ristorazione e turismo. Nel 2021 un accordo per la valorizzazione della Cozza Selvaggia di Marina di Ravenna ha coinvolto Fondazione Flaminia, Slow Food, cooperative e Comune, fissando principi e iniziative comuni. “La forza del progetto è nella rete”, ha spiegato un rappresentante degli enti coinvolti. E, in effetti, senza quella rete il prodotto sarebbe rimasto ai margini.

Per Eni, presente nel territorio ravennate dagli anni Cinquanta, il sostegno alla Festa e alla filiera rientra in un rapporto lungo con la città e con il suo comparto energetico e marittimo. Accanto alla valorizzazione della cozza, Ravenna guarda anche a progetti come Ravenna CCS, la joint venture tra Eni e Snam per la cattura e lo stoccaggio della CO₂ nei giacimenti esausti dell’Adriatico. Due piani diversi, certo: da una parte un prodotto del mare, dall’altra una infrastruttura per la transizione energetica. Eppure, nel racconto locale, finiscono per incontrarsi nello stesso punto: l’idea che il territorio possa reinventare competenze già esistenti. A Marina di Ravenna, la “perla” dell’Adriatico nasce anche da qui.

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Redazione
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