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Zara eliminerà le sostanze tossiche dai vestiti, esulta Greenpeace

Zara eliminerà le sostanze tossiche dai vestiti, esulta Greenpeace

Grazie alla campagna di Greenpeace, il marchio spagnolo della moda ha deciso di eliminare dalla sua filiera i prodotti chimici pericolosi entro il 2020.

Greenpeace esulta: anche Zara ha deciso di impegnarsi a eliminare le sostanze tossiche dalla sua filiera produttiva. Dopo la pubblicazione del rapporto “Toxic Threads – The Big Fashion Stitch-Up” e le successive pressioni da parte dei consumatori, il celebre marchio dell’abbigliamento e la sua casa madre Indetex hanno firmato l’impegno per eliminare, entro il 2020, tutte le sostanze chimiche pericolose dai loro prodotti.

Da quando è partita la campagna di Greenpeace, nel 2011, Zara è l’ottavo marchio della moda che si è impegnato a “ripulire” la linea produttiva. A partire dal marzo prossimo, in particolare, la casa madre del marchio spagnolo chiederà a 20 fornitori informazioni precise sulle emissioni di sostanze pericolose. Entro la fine del 2013, i fornitori “trasparenti” diventeranno oltre 100 e, intanto, l’azienda garantirà indicazioni dettagliate alle comunità che vivono nei pressi degli stabilimenti tessili.

I vertici di Zara, inoltre, hanno promesso di accelerare il processo di eliminazione degli alchilfenolestossilati dai prodotti e di stabilire a breve anche i termini per la definitiva rimozione dalla filiera dei PFC e delle altre sostanze chimiche pericolose prioritarie.

Soddisfazione è stata espressa da Martin Hojsík, responsabile della campagna Detox di Greenpeace International:

Greenpeace si complimenta per l’impegno di Zara a realizzare vestiti senza sostanze tossiche. Se la più grande azienda della moda può farlo, non ci sono scuse per gli altri marchi che devono ripulire la loro catena di fornitura. I consumatori di tutto il mondo hanno fatto sentire la loro voce ed è ora per gli altri marchi come Esprit, Gap e Victoria’s Secret di ascoltare i loro clienti e liberarsi urgentemente dalle sostanze tossiche.

Sono state più di 315.000 le persone in tutto il mondo che hanno aderito alla campagna di Greenpeace per chiedere a Zara una maggiore “pulizia”, avviata dopo la pubblicazione del rapporto. Azioni sui social network, raccolta di firme e manifestazioni all’esterno dei punti vendita sono evidentemente riuscite a convincere l’azienda iberica a cambiare passo.

Aggiunge Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia:

I consumatori hanno il diritto di sapere come e quanto i fiumi sono inquinati dalle sostanze chimiche pericolose presenti nei nostri vestiti. L’impegno di Zara ad agire con più trasparenza è una pietra miliare nella produzione tessile e sarà la chiave di volta per convincere gli altri marchi a impegnarsi verso l’azzeramento delle emissioni di sostanze pericolose entro il 2020.

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