Xylella: Corte UE condanna l’Italia per non averne impedito diffusione

Xylella: Corte UE condanna l’Italia per non averne impedito diffusione

Condanna UE per l'Italia in merito alla gestione dell'emergenza Xylella fastidiosa: forti ritardi e omissioni secondo la Corte di Giustizia europea.

Condanna europea per la cattiva gestione dell’emergenza Xylella. La Corte di Giustizia UE ha condannato l’Italia per la questione del batterio killer degli ulivi, a cui il governo italiano non avrebbe impedito di diffondersi. Insufficienti secondo le autorità comunitarie le disposizioni messe in campo per arginare il fenomeno Xylella fastidiosa, organismo che ha gravemente colpito la produzione di olio in Puglia.

Accolto quindi il ricorso della Commissione UE, che ha accusato l’Italia di ritardi e mancate ispezioni in merito alla diffusione della Xylella fastidiosa. Tra le colpe italiane vi sarebbe, secondo gli organi comunitari, anche il mancato abbattimento degli ulivi infetti. Essendo stata condannata per “primo inadempimento” l’Italia dovrà corrispondere soltanto le spese processuali.

Primo avvistamento in Puglia nel 2013 per la Xylella fastidiosa, mentre nel 2015 dalla Commissione UE è arrivata la decisione di imporre agli Stati membri azioni mirate all’eradicazione del batterio killer degli ulivi. Ciò comportava la rimozione in un raggio di 100 metri, con al centro gli alberi malati, sia delle piante infette che di quelle ospiti, ovvero che riportavano tracce dell’organismo, ma non mostravano alcuna sintomatologia. Attraverso tali pratiche si sarebbe dovuti arrivare a creare una zona cuscinetto con la quale proteggere gli ulivi sani.

A questo è seguita l’ulteriore approvazione, nel 2016, da parte della Corte di Giustizia UE. A tre anni dal primo avvistamento il batterio si era ormai diffuso in vari punti della Puglia, rendendo tali operazioni problematiche. A questo punto si è preferito puntare sul contenimento dell’emergenza, con l’Italia che chiedeva all’UE di limitare gli abbattimenti alle sole piante malate in una fascia larga 20 km (situata in prossimità della zona “cuscinetto”). Tuttavia anche queste promesse sarebbero rimaste disattese: ancora da abbattere, al 14 settembre 2017, 191 piante infette delle 886 individuate (il 22% di quanto previsto).

Fonte: Il Salvagente

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