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Visoni soppressi a migliaia per coronavirus nei Paesi Bassi

Visoni soppressi a migliaia per coronavirus nei Paesi Bassi

Fonte immagine: Pixabay

Migliaia di visoni soppressi nei Paesi Bassi poiché contagiati da coronavirus: monta la protesta sulla sicurezza degli allevamenti di pellicce.

Migliaia di visoni soppressi nei Paesi Bassi per il rischio coronavirus. È questa la decisione presa dalle autorità locali la scorsa settimana, in seguito all’apparizione di alcuni focolai negli allevamenti per la produzione di pellicce. Diversi esemplari sarebbero stati rinvenuti positivi al virus e, date le condizioni di allevamento e il contatto diretto con gli stessi allevatori, il rischio è quello di una possibile trasmissione all’uomo.

Due allevatori contagiati

La preoccupazione è montata qualche settimana fa, quando due allevatori sono divenuti positivi al SARS-CoV-2. La ricostruzione dei loro contatti ha permesso di escludere un contagio di tipo umano, alimentando il sospetto i due lavoratori potessero essere stati infettati direttamente dagli animali. Sono state quindi condotte indagini genetiche ed epidemiologiche, rafforzando l’ipotesi di un possibile contagio visone-uomo. Se questo passaggio dovesse trovare conferma, si tratterebbe del primo caso di trasferimento del coronavirus da animale a uomo. Le analisi condotte su altre specie positive – come cani, gatti, furetti e tigri – hanno infatti sempre dimostrato un passaggio da uomo ad animale, ma mai il percorso inverso.

I primi focolai di coronavirus sono stati identificati lo scorso aprile, in due strutture da 12.000 e 7.500 esemplari ciascuna. Alcuni animali hanno iniziato a mostrare sintomi come difficoltà respiratorie, tosse ed eccessiva produzione di muco nasale. I visoni sarebbero stati contagiati da un allevatore positivo e sarebbero stati poi soppressi per ragioni di sicurezza. Oggi l’infezione sarebbe presente in 12 dei 130 allevamenti nei Paesi Bassi e, dato il possibile passaggio da animale a uomo, le autorità hanno optato per misure drastiche.

Secondo quando riferito dagli esperti dell’Università di Wageningen, non stupisce che il coronavirus si diffonda così rapidamente fra i visoni. Per le loro modalità di vita, in particolare per il contatto estremamente ravvicinato con i simili, questi animali sono continuamente esposti a fluidi biologici quali muco, saliva e feci. Il virus trova quindi un ambiente particolarmente efficiente per la sua diffusione, considerando anche come la maggior parte degli esemplari non mostri sintomi evidenti.

Monta la polemica

Montano però le polemiche sull’effettivo livello di attenzione nella gestione di questi allevamenti. I Paesi Bassi sono infatti l’unica nazione che riporta focolai di coronavirus tra i visoni. Studi condotti nella vicina Danimarca non hanno invece evidenziato nessun animale positivo in strutture analoghe. Si sospetta non siano quindi state prese misure anti-contagio sufficienti, ad esempio con il controllo delle condizioni di salute dei lavoratori prima del loro ingresso negli allevamenti o il corretto utilizzo di dispositivi di protezione.

La soppressione dei visoni ha riacceso anche le proteste sull’industria delle pellicce, con gli attivisti che hanno richiesto una velocizzazione nella dismissione di simili impianti. Nel 2012 i Paesi Bassi hanno infatti deciso di vietare l’allevamento di visoni a partire dal 2024.

Fonte: ScienceMag

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