Visoni e coronavirus mutato: cosa sappiamo

Visoni e coronavirus mutato: cosa sappiamo

Fonte immagine: Pixabay

Visoni e coronavirus mutato: cosa sappiamo dell'infezione, come sono stati contagiati gli animali e perché la mutazione preoccupa.

Desta comprensibile preoccupazione la notizia dei visoni colpiti da una forma mutata di coronavirus. È questo sta accadendo in Danimarca, dove nelle ultime ore è stata annunciata la soppressione di 15 milioni di esemplari negli allevamenti di pellicce, per evitare che il virus si diffonda. Ma cosa sappiamo su questa nuova variante, quante persone sono state colpite e in che modo i visoni sono stati contagiati?

È la versione statunitense del National Geographic a rispondere a gran parte di queste domande, per un problema già emerso la scorsa primavera. Con la prima ondata di COVID-19, infatti, negli allevamenti di Paesi Bassi, Spagna e Danimarca è subito apparso evidente come questi animali fossero particolarmente sensibili al virus.

Visoni: come sono stati contagiati?

Come già anticipato, i primi contagi fra visoni sono stati rilevati al termine della scorsa primavera, durante la prima ondata del coronavirus. Le evidenze iniziali sono apparse nei Paesi Bassi, quando a giugno vennero identificati dei focolai in due allevamenti rispettivamente da 12.000 e 7.500 esemplari.

Gli animali mostravano sintomi come difficoltà respiratorie, muco nasale e tosse eccessiva. Inoltre, molti visoni incontravano rapidamente la morte. Poiché negli allevamenti questi animali tendono a vivere in piccole gabbie e fra di loro ravvicinati, l’infezione si è diffusa rapidamente. Casi analoghi sono stati poi identificati anche in Spagna e in Danimarca.

Ma come si sono contagiati i visoni? Sebbene ricostruire la catena dell’infezione non sia semplice, gli esperti sono ormai sicuri che si tratti di un contagio dovuto all’uovo. Con molta probabilità, alcuni dipendenti positivi degli allevamenti – forse asintomatici e ignari di essere stati colpiti dal Covid – hanno trasmesso il virus agli animali.

Trasmissione da uomo a visone

A differenza di molte altre specie animali rinvenute positive al virus negli ultimi mesi, come gatti e cani, l’infezione nei visoni è apparsa da subito più preoccupante. I principali animali domestici contagiati dal virus, data l’interazione con proprietari positivi, non sembrano in grado di trasmettere nuovamente il coronavirus all’uomo. I gatti sviluppano sintomi medi e, in assenza di altre patologie pregresse, tendono a superare facilmente la malattia. I cani raramente presentano sintomi, tanto che si parla più di contaminazione delle mucose data la condivisione degli ambienti che di vera e propria infezione. A oggi, non sembrano essere noti casi di contagio cane-uomo e gatto-uomo.

Così non avviene fra i visoni. Sempre a giugno sono stati confermati almeno due casi di contagio visone-uomo, relativi a dipendenti di alcuni allevamenti. Oggi il National Geographic riporta come siano almeno 400 le persone contagiate in Danimarca per contatto diretto o indiretto con visoni positivi.

La mutazione

Come confermato in questi giorni dalle autorità danesi, il contagio fra i visoni avrebbe favorito una mutazione del coronavirus. Al momento è difficile stabilire se sia più pericolosa o contagiosa rispetto a quella circolata negli ultimi mesi in tutto il mondo, ma gli esperti hanno già individuato delle gravi criticità. Dei 400 contagiati in Danimarca, Repubblica riferisce che almeno 12 di questi sarebbero stati colpiti dal virus mutato. Al momento, nessuno dei pazienti avrebbe sviluppato una risposta anticorporale significativa.

Questa è la ragione che ha spinto le autorità danesi a ordinare la soppressione di 15 milioni di esemplari in tutto il Paese.

Fonte: National Geographic

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