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Vino in polvere spacciato per Chianti, la contraffazione corre online

Vino in polvere spacciato per Chianti, la contraffazione corre online

Fonte immagine: Pixabay

Negli ultimi 6 mesi sono stati rilevati 56 mila utilizzi impropri del marchio Chianti: vino in polvere venduto online non è Chianti.

Una frode alimentare di portata mondiale, con un giro d’affari pari a 200 milioni di euro, con 2 mila venditori online che spacciano vino Chianti contraffatto per autentico. È quanto segnala il Consorzio di tutela Vino Chianti, che denuncia come la contraffazione corra sempre più online dove sono tantissimi i venditori a proporre “wine kit”, preparati chimici in polvere per preparare il vino in casa, vino che però col Chianti non ha niente a che fare.

Si apprende così che in sei mesi sono stati rilevati 56.075 utilizzi impropri del marchio Chianti e il 78% è stato rimosso, e che la contraffazione del vino Chianti riguarda sia le etichette sia il contenuto. Grazie al monitoraggio della società Griffeshield specializzata in tecnologie informatiche è stata accertata la presenza e la vendita online di 39 “kit vino” che millantano la possibilità, appunto, di preparare il Chianti fai da te.

In realtà si tratta di preparati chimici in polvere per fare il “vino” in casa, che non hanno nulla a che fare con tale prodotto. Secondo il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi, quanto effettuato dal Consorzio in collaborazione con la Griffenshield è:

Uno sforzo enorme che ci ha permesso di eliminare la stragrande maggioranza di violazioni e di frodi che danneggiano il marchio Chianti nel mondo. Un danno ingente a cui stiamo ponendo rimedio e infatti le violazioni già risultano in netto calo. Queste azioni hanno lo scopo di aumentare la pressione e quindi il rischio di incorrere in cause legali, educando la rete di vendita on line a rispettare il marchio Chianti e soprattutto i diritti dei produttori dell’autentico vino Chianti.

Per prevenire questo tipo di frodi abbiamo deciso di modificare il nostro disciplinare e permettere l’imbottigliamento di Chianti solo in Toscana. Si tratta di un primo passo per garantire maggiori controlli e salvaguardare la nostra denominazione.

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