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Vecchi giocattoli di plastica pericolosi per i bambini: ecco perché

Vecchi giocattoli di plastica pericolosi per i bambini: ecco perché

Fonte immagine: Pixabay

I vecchi giocattoli di plastica, soprattutto di seconda mano, presenterebbero sostanze chimiche pericolossissime per i bambini: tra questi i famosi Lego.

I vecchi giocattoli di plastica, soprattutto quelli di seconda mano, inclusi i famosi Lego avrebbero sostanze chimiche tossiche potenzialmente pericolose per la salute dei bambini. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’Università di Plymouth, secondo i quali i giocattoli degli anni ’70 e ’80 non riuscirebbero a soddisfare i moderni standard di sicurezza.

Nonostante i giocattoli di seconda mano rappresentino una opzione interessante per le famiglie perché possono essere ereditati direttamente da parenti e amici oppure acquistati a basso costo e consentire così loro di risparmiare, metterebbero i bambini particolarmente a rischio di contaminazione da diverse tossine, dato che i loro organi si stanno ancora sviluppando.

Nello specifico i ricercatori hanno condotto dei test su circa 200 giocattoli di plastica di seconda mano trovati nelle case, negli asili e nei negozi di beneficienza; simulando gli effetti che tali oggetti hanno sullo stomaco dei bambini, hanno riscontrato alte concentrazioni di diverse sostanze chimiche pericolose tra cui bario, bromo, cadmio, cromo, piombo e selenio, soprattutto nei giocattoli colorati di giallo, rosso o nero.

Tra i giocattoli più pericolosi in tal senso, vi sono puzzle, gioielli di plastica, figurine e giocattoli da costruzione, tra cui i popolarissimi mattoncini Lego costruiti prima degli anni ’90, che – come confermato da un portavoce di Lego – si dovrebbe smettere di usare subito. Gli autori dello studio hanno commentato in tal modo quanto evinto:

I risultati dei nostri test confermano la presenza di sostanze chimiche che sono state col tempo bandite o soggette a restrizioni in Europa, tra cui pigmenti colorati al cadmio e piombo. Lo studio ha anche evidenziato la presenza di residui di ritardanti di fiamma, che probabilmente derivano dal riciclaggio di rifiuti elettronici.

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