Un mare di trivelle: allarme di Legambiente per le coste italiane

Un mare di trivelle: allarme di Legambiente per le coste italiane

L'associazione ambientalista pubblica un rapporto sulle trivellazioni offshore in Italia. Preoccupano soprattutto le numerose richieste da parte di compagine petrolifere estere

La salute dei mari italiani rischia di essere compromessa dalle trivelle che sempre più numerose scandagliano coste e fondali alla ricerca di petrolio. L’allarme arriva da Legambiente, che ha appena pubblicato il rapporto “Un mare di trivelle”, che illustra tutti i rischi legati all’attività di ricerca petrolifera in corso lungo i litorali italiani.

Secondo i dati contenuti nel dossier, che Legambiente ha raccolto nell’ambito della campagna di monitoraggio “Goletta Verde”, sono ben 117 le nuove trivelle in funzione in Italia, frugando e ispezionando oltre 40mila chilometri quadri di territorio. Solo nell’ultimo anno, sono stati 21 i nuovi permessi di ricerca petrolifera concessi.

Per quanto riguarda il mare, poi, sono 25 le campagne di indagine petrolifera autorizzate fino 31 maggio 2011, per un totale di quasi 12mila chilometri quadrati di superficie. Dodici trivelle sono in funzione nel canale di Sicilia, sette nell’Adriatico settentrionale, tre tra Marche e Abruzzo, due in Puglia e una in Sardegna.

Se tutte le richieste di trivellazioni offshore dovessero essere accettate, stima Legambiente, l’area coinvolta dagli scavi raggiungerebbe una superficie complessiva di circa 30mila chilometri quadrati, superiore all’intera Sicilia. La maggior parte delle domande, tra l’altro, arriva da compagnie petrolifere estere, che sperano di approfittare delle vantaggiose condizioni di ricerca offerte dall’Italia.

Siamo di fronte a un vero e proprio assedio del Mare Nostrum da parte delle compagnie straniere – ha commentato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – che hanno presentato il 90% delle istanze di ricerca nel mare del nostro Paese, considerato il nuovo Eldorado, grazie alle condizioni molto vantaggiose per cercare ed estrarre idrocarburi.

A preoccupare l’associazione ambientalista, infine, anche un disegno di legge (attualmente in discussione in Parlamento) che prevede la semplificazione dell’iter autorizzativo per la ricerca e la coltivazione degli idrocarburi, dal quale sarebbero sostanzialmente esclusi gli aspetti di carattere ambientale.

Nel 2010, la produzione italiana di greggio ha raggiunto i 5 milioni di tonnellate, di cui circa 700mila estratte a mare. Due le aree più importanti per le trivellazioni marine: la costa sicliana meridionale, tra Gela e Ragusa, dove nel 201 si è prelevato il 54% del totale, e l’Adriatico centro-meridionale dove è stato estratto il restante 46%. Proprio su queste due zone si concentrano le richieste di nuove autorizzazioni, che secondo Legambiente non risparmierebbero neanche alcune Aree Marine Protette come le isole Egadi e Tremiti.

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