Un Green Deal per rilanciare Roma

Un Green Deal per rilanciare Roma

Alfonso Pecoraro Scanio e Jeremy Rifkin incontrano Virginia Raggi.

On. Alfonso Pecoraro Scanio, Lei volle Jeremy Rifkin come suo consigliere al Ministero dell’Ambiente e oggi  dopo la dichiarazione dell’emergenza climatica per Roma, votata all’unanimità da parte dell’Assemblea capitolina, ha promosso l’incontro proprio tra l’economista americano e la Sindaca della Capitale Virginia Raggi per rilanciare il Green New Deal. Nonostante le grandi difficoltà della città, lei crede che questa possa essere una via di rilancio della Capitale?

Io ricordo a tutti che il New Deal nacque in Usa per rispondere alla grande crisi economica e oggi, a livello globale, il Green New Deal vuole essere una risposta alla crisi climatica. A livello locale può essere una grande occasione per rimettere in moto l’economia della Capitale e non solo, attraendo gli investimenti pubblici verso il green e i capitali privati che scappano dai settori del carbone e che vedono l’economia dei fossili al tramonto.

 

Roma può svolgere un ruolo positivo?

Io cerco di operare in positivo e ritengo assolutamente sbagliato lo spirito con cui si specula sulle difficoltà di amministrare le grandi città italiane. Non mi piace questa specie di tiro al bersaglio che si è inaugurato contro la Sindaca di Roma. Le difficoltà sono evidenti ma anche ereditate da anni di problematiche complesse e da boicottaggi rivelati da inchieste giornalistiche e giudiziarie. Quindi, invece che partecipare al facile sport del lamento, provo a lavorare in positivo per fare qualcosa di utile per la Capitale del mio Paese, questo è il mio intento.

 

Ritiene che il Green New Deal possa andare in questa direzione?

Ritengo che proprio nei momenti di grande difficoltà bisogna avere un elemento di rilancio e se c’è un aspetto positivo che vedo nell’Amministrazione della Raggi è quello di aver tentato di riportare, nell’alveo  della legalità, alcuni meccanismi che obiettivamente avevano creato delle incrostazioni problematiche e ostacolato anche amministrazioni precedenti. Questo sicuramente ha determinato il boicottaggio di molte lobby e anche singoli funzionari o professionisti abituati a gestire incarichi, lavori e servizi pubblici con modalità non sempre di tutta trasparenza. Non si può cedere a questo tipo di dinamiche ma occorre anche che le cose funzionino e bisogna offrire alla città una possibilità di rilancio.

L’emergenza climatica che l’Assemblea capitolina ha votato all’unanimità potrebbe essere un’occasione di convergenza su una grande azione di cambiamento, al di là delle diverse valutazioni che ognuno fa sull’Amministrazione. Per esempio, una grande azione di riconversione progressiva del trasporto pubblico verso la mobilità elettrica oppure addirittura le sperimentazioni verso l’idrogeno, che per esempio vedono oggi impegnate perfino grandi realtà come la Snam scegliere questa via. Potrebbe essere un settore con grandi potenzialità.

 

Il tema è solo quello del trasporto pubblico?

Non solo. Sicuramente i temi di un vero Green New Deal sono quelli di mobilitare i settore economici e la società verso un cambiamento che può avere una velocità che oggi magari non sospettiamo. Per esempio, la riconversione degli edifici pubblici, da edifici che consumano energia a realtà che possono invece riqualificare la città e produrre energia, è una sfida importante ed è tra le 23 azioni che Rifkin indica nel suo recente libro “Un Green New Deal Globale”.

Adesso il tema è proprio questo, di mettere cioè in movimento l’energia che c’è anche nel settore dell’edilizia, non per la cementificazione o per riprodurre una cultura da palazzinari, ma al contrario per rilanciare una grande opera di risanamento urbano. Se questa visione utilizza gli obiettivi della riconversione ecologica del Green New Deal potrà attingere anche a forme straordinarie che assomiglino all’ecobonus che noi inventammo nel 2006/2008 e che ha portato ad un vero cambiamento positivo. Sono milioni gli italiani che hanno usato questa opportunità per risparmiare energia e risanare abitazioni, uffici o attività.

 

In pratica, mentre molti attendono le dimissioni della Raggi lei sembra puntare invece sull’aiutare questa Amministrazione.  

Oggi non ho un impegno partitico diretto, men che meno di tipo elettorale. Mi ritengo un attivista che si impegna innanzitutto a far sì che il cambiamento climatico non assuma dimensioni catastrofiche. Ecco perché ho promosso la petizione #EmergenzaClimaticaRoma e questo è anche il motivo per il quale abbiamo realizzato un progetto che si chiama Opera2030 a cui aderiscono molte realtà innovative del nostro Paese, tra cui Change.org, Fanpage.it, GreenStyle, l’Osservatorio Giovani della Federico II, la Link Campus University. Con questi ed altri partners vorremmo lavorare a diffondere la capacità di un attivismo civico che aiuti le amministrazioni, non entrando solo nel dibattito tra opposizioni e maggioranze che si riproducono spesso con le stesse dinamiche a parti invertite dopo le elezioni. Sto cercando di puntare a obiettivi realizzabili.

Con questo spirito ho promosso la petizione #EmergenzaClimaticaRoma che ha superato le 100.000 firme su Change.org registrando l’adesione di tante realtà e che ha avuto voto unanime in Assemblea capitolina. L’obiettivo di impegnare la Sindaca di Roma, insieme a Jeremy Rifkin, sulla creazione delle condizioni per un Green New Deal, è quello di aiutare non solo la singola amministrazione di oggi ma tutta la città in un percorso, che al di là dei cambi possibili di guida nei prossimi anni, veda almeno un’unità di intenti nel cercare di affrontare un’emergenza planetaria che è quella del climate change.

 

Che cosa ha risposto la Sindaca alle sue sollecitazioni e a quelle di Jeremy Rifkin?

Innanzitutto la Raggi, come del resto il MoVimento 5 Stelle, sono nati con un programma fortemente ecologista. L’esperienza di Governo con la Lega e le difficoltà dell’Amministrazione comunale capitolina denotano poi una differenza tra gli obiettivi e le realizzazioni concrete. Sicuramente la Sindaca Raggi ha confermato un’attenzione importante alle possibilità che si potrebbero realizzare per Roma. Spero che ci possa essere un’azione che riempia di contenuti il Green New Deal, perché la mia preoccupazione è che oggi, da Ursula von der Leyen al Premier Conte, tutti ne parlano ma non deve rimanere un contenitore vuoto oppure, peggio ancora, un’operazione di green washing.
Il Green New Deal deve partire dalle 23 proposte che Rifkin indica nel suo recente lavoro e quindi con l’obiettivo di attivare un meccanismo positivo. Le grandi realtà economiche stanno disinvestendo rispetto al carbone e al petrolio, si stanno quindi liberando migliaia di miliardi di dollari di investimenti che possono essere impegnati in questa riconversione ecologica dell’economica. Pensiamo a quali benefici potrebbe ottenere Roma, grande città simbolo mondiale, se decidesse di candidarsi a diventare un’occasione di investimento per la riconversione del parco veicolare, del patrimonio edilizio, per la produzione di energia rinnovabile, per il rilancio anche di un’agricoltura naturale e positiva.

Un progetto ambizioso può attrarre quegli investimenti pubblici, che puntano al green e forse usciranno dal patto di stabilità della Ue, e quelli privati che stanno abbandonando il settore del carbone e dei fossili. Parliamo di migliaia di miliardi di dollari che, come scrive Rifkin, abbandonano la vecchia economia e che dobbiamo indirizzare verso una rapida transizione energetica prima che l’accelerazione del climate change produca effetti irreparabili.

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