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Un anno del cane non corrisponde a 7 anni umani

Un anno del cane non corrisponde a 7 anni umani

Si è soliti dire che un anno del cane equivalga a 7 anni dell’uomo. Si tratta di un fatto dato per scontato, alimentato dalla tradizione e dal passaparola. Ma dove nasce questa credenza ed è davvero veritiera?

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Quella che oggi si considera una realtà assodata, rischia di essere in realtà un mito. A quanto pare, l’equazione proverrebbe da alcuni libri di matematica degli anni ’60, dove agli studenti veniva chiesto di calcolare l’età di un cane utilizzando la proporzione 7:1. Gli scienziati però oggi avvertono: siamo di fronte a un mito senza alcuna consistenza. L’età effettiva del cane deriva infatti da molti fattori, innanzitutto la razza e la predisposizione genetica.

A determinare la longevità di Fido – e quindi il suo grado di “vecchiaia” fisica e mentale – non è tanto l’età anagrafica e nemmeno la singolare proporzione del 7, bensì dei fattori connessi con la sua salute. A partire dalla taglia, così come spiega Daniel Promislow, docente di genetica all’Università della Georgia:

Se si pensa alla correlazione statistica tra l’età media e la dimensione del corpo nei mammiferi, tende generalmente a essere positiva: gorilla, elefanti e balene sono molto più longevi di toporagni, arvicole e topi.

Non si può, tuttavia, considerare questa inferenza come universalmente valida: i cani di grossa stazza non sempre vivono più a lungo di quelli di piccola dimensione. Questo perché, sempre come l’esperto spiega, le grandi taglie sono più esposte al rischio di tumore. I piccoli cani, invece, raggiungendo una maturità adulta più velocemente, riescono a vivere più a lungo:

La patologia che ha la più forte correlazione con la dimensione è il cancro. Sappiamo che il cancro aumenta più velocemente con l’età della stessa mortalità. Il tasso di cancro aumenta drammaticamente con l’età, lo stesso che per gli uomini. […] I cani piccoli raggiungo la maturità scheletrica e riproduttiva più velocemente rispetto ad altre razze. Una volta raggiunte queste misure, vivono più a lungo.

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Si è quindi compreso come stazza e razza determinino le chance di sopravvivenza canina, con una casistica più favorevole per i cani di piccola taglia. Ma non si è ancora spiegato perché la proporzione 7 a 1 sia inadeguata e a quanto davvero corrispondano gli anni di Fido. La risposta è proprio nelle premesse poc’anzi elencate, ovvero il livello di salute a cui geneticamente un animale può aspirare in un dato periodo di tempo. Un Chihuahua è più anziano di un Alano Tedesco all’età di due anni, perché il primo ha raggiunto la piena maturità, ma sarà invece più giovane all’età di 5, siccome meno incline a sviluppare patologie proprio come i tumori. Incrociando stazza, razza e predisposizione alle malattie, si può quindi concludere sostenendo come la proporzione debba essere fatta caso per caso: per un Bulldog, ad esempio, ogni anno umano corrisponde a 13 anni canini, mentre per il bassotto la proporzione si ferma a 4 anni. Il calcolo diviene talmente complesso che risulta anche inutile cercare un’inferenza: per ottenere un dato certo, bisogna intersecare i dati d’invecchiamento nella prima parte della vita del cane con le aspettative di vita della sua razza e di tutte le altre, considerando il peso della genetica e della predisposizione alla malattia in ogni singolo anno d’età. Insomma, un esercizio più adatto agli amanti d’enigmistica che ai proprietari di Fido.

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