Ucraina: la strage silenziosa dei cani

Ucraina: la strage silenziosa dei cani

Ucraina: continua indisturbata la mattanza di cani randagi per le strade dell' ex repubblica sovietica, in favore dei prossimi Europei di calcio.

Ucraina: si sta consumando nel silenzio più totale la strage di cani randagi nell’ex repubblica sovietica. È una situazione drammatica e violenta, fatta di avvelenamenti, bastonate, fosse comuni, spari e forni crematori. Ogni metodo è giustificato pur di ripulire le strade dai branchi di cani abbandonati e affamati, tutto nel nome del turismo e dei prossimi Europei di Calcio.

Nel novembre 2011 l’Uefa e il ministro dell’Ambiente ucraino avevano dichiarato lo stop alle mattanze di randagi. Ma così non è stato, la triste sorte dei cani ucraini continua ad avere un esito violento e crudele. Nessuna regola, nessuna legge, solo la forza dei volontari locali che cercano di strappare gli animali alla morte certa. Mettendo così a repentaglio la loro stessa vita e incolumità.

Il mondo animalista è insorto con rabbia, fomentando un passaparola veloce e persistente che invita a boicottare la visione delle stesse partire. In Italia l’eurodeputato dell’Idv Andrea Zanoni, e il fotoreporter Andrea Cisternino, si sono fatti promotori di una campagna di sensibilizzazione attraverso un ciclo di quattro conferenze dal titolo “Il pallone che uccide“.

Lo stesso Zanoni, con il sostegno di altri 21 colleghi del Parlamento Europeo, aveva scritto al presidente ucraino Victor Yanokovych e al Premier Mykola Azarov per sollecitare un intervento diretto. Una richiesta esplicita che potesse stimolare uno stop a questo inutile massacro, oltre alla creazione di rifugi e ad una campagna di sterilizzazione con microchippatura.

Andrea Cisternino ha così sottolineato:

«I fondi statali stanziati per sterilizzare i cani vengono rubati. Nel novembre scorso l’Uefa e il ministro dell’Ambiente ucraino hanno promesso che le uccisioni sarebbero finite. Anzi, l’Uefa disse di aver donato soldi per sterilizzare i cani e costruire canili in tutto il Paese. Ma nei giorni successivi non è cambiato niente e i volontari che lavorano sul campo non hanno ricevuto nemmeno un euro. In una città come Leopoli non ci sono praticamente più cani. Io ho documentato sulla mia pagina Facebook le uccisioni, le fosse comuni, i forni crematori ambulanti. Tutto avviene alla luce del sole, in mezzo alla strada. In un’indifferenza che fino a poco tempo fa sembrava totale. Ora però l’opinione pubblica ucraina sembra sensibile all’argomento e i volontari per porre fine al massacro si stanno moltiplicando».

; Andrea Cisternino su Facebook

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