Tumore ai polmoni: pericolo gas radon

Tumore ai polmoni: pericolo gas radon

Fonte immagine: kjpargeter / Freepik

Una causa da tenere in considerazione per il tumore ai polmoni sarebbe da rintracciare nel gas radon. È questo l’allarme lanciato dal Consiglio Nazionale dei Geologi durante un evento che ha anticipato il convegno nazionale previsto per il prossimo mese di ottobre. Secondo gli esperti, si sottovaluta il legame tra tumore ai polmoni e gas […]

Una causa da tenere in considerazione per il tumore ai polmoni sarebbe da rintracciare nel gas radon. È questo l’allarme lanciato dal Consiglio Nazionale dei Geologi durante un evento che ha anticipato il convegno nazionale previsto per il prossimo mese di ottobre.

Secondo gli esperti, si sottovaluta il legame tra tumore ai polmoni e gas radon. L’argomento sarebbe poco conosciuto, eppure questo gas insapore e inodore sarebbe molto pericoloso per la nostra salute. Il radon deriva dal decadimento dell’uranio. È un gas radioattivo che possiamo trovare nel suolo e nelle rocce.

Secondo ciò che ha dichiarato Vincenzo Giovine, vicepresidente e coordinatore della commissione ambiente del Consiglio Nazionale dei Geologi, dopo il fumo, l’esposizione al radon costituisce uno dei principali fattori che possono aumentare il rischio di tumore ai polmoni. Giovine ha fatto presente:

Il CNG già dal 2016, con l’istituzione di un apposito tavolo sul problema radon, ha voluto focalizzare l’attenzione sui rischi, ma soprattutto sulla natura del problema. L’origine tipicamente geologica del radon è data dalle concentrazioni naturali di uranio e radio contenute nelle rocce e nei terreni.

L’esperto ha fatto riferimento anche ad uno studio che l’Arpa ha condotto basandosi sui dati della regione Lazio. Sarebbe risultato che le province del Lazio con una maggiore concentrazione di radon sono Viterbo e Frosinone. In Italia il 10% dei casi di tumore ai polmoni registrati ogni anno sarebbe da collegare al radon, secondo l’Istituto Superiore di Sanità.

Il Consiglio Nazionale dei Geologi ha intenzione di sottoporre all’attenzione delle forze politiche un apposito documento che rimanda alla nuova direttiva che prevede di stabilire dei valori di riferimento sui limiti per l’esposizione al radon.

Secondo questa direttiva, la soglia di esposizione non dovrebbe superare i 300 Bq/m3. La normativa da questo punto di vista è pienamente in contrasto con i livelli indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che stabilisce un valore non superiore a 100 Bq/m3.

L’obiettivo è anche quello di sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica e di portarla alla conoscenza di un problema che non viene spesso trattato dai mezzi di comunicazione e che invece meriterebbe un’attenzione più dettagliata.

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