Trump vende l’Alaska ai petrolieri: rifugio artico a rischio trivelle

Trump vende l’Alaska ai petrolieri: rifugio artico a rischio trivelle

Stati Uniti pronti a mettere all'asta milioni di ettari dell'Alaska: obiettivo lo sfruttamento delle risorse di gas e petrolio nascoste nel sottosuolo.

Gli USA metteranno all’asta milioni di ettari dell’Alaska per consentire lo sfruttamento delle riserve locali di gas e petrolio. Una decisione presa dall’Amministrazione Trump, che attraverso il BLM (Bureau of Land Management) punta inoltre alla messa all’asta di ulteriori terreni.

Donald Trump metterà a disposizione di petrolieri ed estrattori di gas circa 1,6 milioni di ettari di Alaska, situati nell’area a nord-ovest dello Stato, attualmente soggetti alle tutele previste dall’Arctic National Wildlife Refuge. Il 15 dicembre 2019 è prevista l’asta attraverso la quale le industrie estrattive potranno acquistare in leasing le riserve presenti National Petroleum Reserve.

Ancora una volta Trump procede diretto, sostenuto dai politici locali, nell’opera di smantellamento dell’eredità ambientale di Barack Obama, che nel 2015 aveva portato, non senza duri scontri in Congresso con gli avversari repubblicani, l’area sottoposta alla tutela dell’Arctic National Wildlife Refuge da 5 agli attuali 9,3 milioni di ettari.

A protestare erano state anche le grandi compagnie petrolifere, Shell in testa, le stesse che ora potranno gettarsi alla conquista di quei 10,3 miliardi di barili di petrolio (stime US Geological Survey) si nasconderebbero nel sottosuolo dell’Alaska. Tra i sostenitori locali di Trump anche Chad Padgett, direttore dell’Alaska BLM, che ha dichiarato in una nota:

Con i progressi nella tecnologia di perforazione è possibile sviluppare un nuovo piano che prevede un maggiore sviluppo economico, fornendo allo stesso tempo protezioni per risorse importanti.

Rischiano di pagare il prezzo più salato di tale vendita alcune specie animali come ad esempio i Caribù, i cui percorsi migratori potrebbero essere intaccati, anche gravemente, dalle attività estrattive.

Le stesse comunità di nativi americani rischiano di vedere deturpati alcuni dei loro territori: tra i maggiori oppositori al provvedimento i membri del popolo Gwich’n, che già lo scorso agosto hanno protestato attraverso contro il Dipartimento degli Interni, accusato di aver violato la Legge federale non fornendo le previste informazioni scientifiche, tecniche e ambientali alla base delle autorizzazioni concesse per le esplorazioni petrolifere all’interno dell’Arctic National Wildlife Refuge.

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