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Trump rilancia oleodotto in North Dakota: monta la protesta Sioux

Trump rilancia oleodotto in North Dakota: monta la protesta Sioux

Fonte immagine: Shutterstock

Dalla Casa Bianca arriva il via libera al proseguimento dei lavori per la realizzazione dell'oleodotto Dakota Access che attraversa le terre dei Sioux.

Il pericolo sembrava scampato con la decisione presa da Barack Obama poco prima di concludere il suo secondo mandato alla Casa Bianca, ma per la comunità Sioux si prospetta all’orizzonte una nuova battaglia. Donald Trump straccia le promesse del suo predecessore e concede i permessi necessari per la realizzazione del tanto discusso oleodotto Dakota Access Pipeline, un imponente progetto da 3,8 miliardi di dollari.

A rischio i diritti dei nativi americani, per la costruzione di un impianto destinato al trasporto del greggio dal North Dakota all’Illinois. L’annuncio è stato seguito dall’ennesima ondata di proteste, in ogni parte degli Stati Uniti. La comunità Sioux ha ora dalla propria, oltre che l’appoggio di gran parte dell’opinione pubblica, anche il sostegno delle organizzazioni ambientaliste, che potrebbero sostenere un eventuale ricorso. A poco sono servite le rassicurazioni di Sean Spicer, portavoce del Presidente USA, che nelle ultime settimane ha più volte ha ribadito come l’iniziativa porterà benefici a tutte le realtà in causa.

I lavori all’oleodotto potrebbero dunque riprendere molto presto. La realizzazione è curata dalla società Energy Transfer, che mira a completare i 1.886 Km della linea nel minor tempo possibile: c’è chi parla di un’accensione degli impianti già entro la metà dell’anno.

Dalla scrivania dello Studio Ovale, Donald Trump ha dunque firmato l’ennesimo documento controverso di questo suo inizio di mandato. Chi credeva (o sperava) in una guida del Paese più morbida e responsabile rispetto a quanto promesso ai suoi sostenitori durante la campagna elettorale deve ricredersi.

L’uomo più potente del mondo sembra poco incline a puntare sullo sfruttamento delle fonti rinnovabili per la produzione di energia, preferendo optare per metodi più tradizionali e decisamente meno eco-friendly. Tutto questo senza tenere in considerazione le ripercussioni sull’ecosistema che il Dakota Access Pipeline andrà a deturpare e sulla qualità della vita di chi lo abita da sempre.

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