Tronchetto di Natale, origini e significato

Tronchetto di Natale, origini e significato

Fonte immagine: etorres69 via iStock

Il tronchetto di Natale, uno dei dolci tipici di fine anno, ha un'origine ben lontana dalla cucina: ecco da dove nasce l'usanza e il suo significato.

È uno dei dolci più amati durante le festività di fine anno, tanto da contendersi il podio con i ben più tradizionali panettone e pandoro: il tronchetto di Natale è una ricetta che conquista sia gli adulti che i bambini. Eppure le origini di questo dolce sono molto antiche e, almeno fino a tempi abbastanza recenti, non sembrano avere un collegamento diretto con la cucina. Come è nata questa tradizione, di conseguenza, e quale è il suo significato?

Ripercorrere la storia del tronchetto di Natale non è affatto semplice, poiché ogni Paese – in particolare in Europa – propone tradizioni e leggende fra loro anche molto diverse. Di seguito, uno sguardo sulle più importanti.

Tronchetto di Natale: tra origini e leggende

Caminetto

Il tronchetto di Natale così come oggi lo si conosce è, come ampiamente noto, un dolce di origine francese: chiamata Bûche de Noël, la ricetta prevede la preparazione di una torta a forma di ceppo con ingredienti quali il cioccolato, la crema al caffè, la glassa e la marmellata. In realtà, la trasposizione in cucina del tronchetto di Natale è decisamente recente – la ricetta venne ideata nel 1895 dal pasticcere Pierre Lacan – mentre le sue origini risalgono addirittura alle popolazioni celtiche e del Nord Europa.

Le popolazioni dei Paesi a ridosso con l’Artico – in particolare la Norvegia – erano solite praticare dei riti propiziatori e celebrativi con l’arrivo dell’inverno. Tra i Celti, ad esempio, era diffusa l’usanza di bruciare lentamente un grosso ceppo con l’arrivo delle giornate più fredde – soprattutto a ridosso con il solstizio d’inverno – poiché si credeva che le fiamme potessero tenere lontane le creature tipiche dell’oscurità invernale.

Con l’affermazione del cristianesimo in molti luoghi dell’Europa Continentale, la tradizione venne ereditata e adattata allo spirito natalizio. Seppur con delle differenze anche molto importanti tra i vari Paesi, a ridosso del Natale era consuetudine bruciare un grande tronco nel camino, mantenendolo a fiamma bassa e alimentandolo continuamente con nuova legna, affinché potesse lentamente consumarsi fino all’Epifania. Terminate le festività, i resti del ceppo venivano conservati per tutto il successivo anno, come augurio di salute e stabilità.

Secondo le testimonianze giunte fino ai giorni nostri, la tradizione del ceppo di Natale nacque – su evoluzioni della precedente usanza celtica – in Germania nel 1184, per poi diffondersi in molti Paesi limitrofi – come la Francia e tutta la Scandinavia – nonché in altre parti del Vecchio Continente, come tutta la Penisola Iberica, la Gran Bretagna e le regioni italiane a ridosso con le Alpi.

In Italia, in particolare, la tradizione si diffuse velocemente in Lombardia e in Toscana. Nella prima regione, negli scorsi secoli le famiglie erano solite bruciare il ceppo più grande raccolto durante l’anno. Il giorno di Natale, il capofamiglia ricopriva i resti del ceppo con del ginepro e alcune monete, dedicando poi una preghiera alla trinità. I presenti bevevano inoltre del vino e il rimanente veniva versato sul ceppo stesso. In Toscana, invece, la cerimonia del ceppo coinvolgeva soprattutto i bambini, i quali venivano bendati per colpirlo con delle tenaglie, mentre gli adulti recitavano canti e preghiere.

Come già accennato, il tronchetto di Natale divenne un dolce a partire dal 1895, quando il pasticcere francese Pierre Lacan ne pubblicò la ricetta: da allora, il goloso preparato ha ufficialmente sostituito la tradizione relativa ai camini.

Tronchetto di Natale: il significato

Tronchetto di Natale

La tradizione del tronchetto di Natale, così come facile intuire, è intrisa di profondi significati. Per le popolazioni celtiche, così come già suggerito, la celebrazione aveva uno scopo fortemente simbolico: quello della vittoria della luce sulle tenebre, in un momento tanto complesso e duro come quello delle rigide temperature e dell’oscurità invernale.

Anche nella tradizioni cristiane viene recuperato questo aspetto, incarnando nelle fiamme e nella luce da loro generata la figura di Cristo, pronto a illuminare l’uomo con la sua presenza. A un livello più popolare, proprio poiché si cercava di tenere acceso il ceppo in questione fino all’Epifania, la celebrazione simboleggiava la resistenza al freddo e alla scarsità tipica dell’inverno, nonché la possibilità di raggiungere un anno nuovo di piena ricchezza, poiché il legno bruciato era considerato di buon auspicio, un vero e proprio portafortuna.

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