Trivelle nel Belice: i no-triv vogliono cambiare la legge

Trivelle nel Belice: i no-triv vogliono cambiare la legge

La protesta contro le trivelle in Sicilia va oltre la singola concessione petrolifera: bisogna cambiare la legge regionale e garantire la trasparenza.

Dalla Valle del Belice, in Sicilia, arriva una proposta potenzialmente destabilizzante per il ricco business del petrolio e del gas: cambiare la legge regionale 14 del 2000, che disciplina le estrazioni di idrocarburi, inserendo il parere vincolante dei Comuni interessati alle trivellazioni e il diritto di accesso alle informazioni sui progetti da parte dei comuni cittadini.

Queste richieste sono state formulate domenica sera, a Partanna (Trapani), nel corso di un incontro-dibattito al quale hanno partecipato circa duecento persone provenienti dalla Valle e dai dintorni, ma anche dal palermitano.

Il no al petrolio e al gas, infatti, ha accomunato i cittadini delle province di Trapani, Agrigento e Palermo: i trapanesi sono interessati a bloccare l’istanza di ricerca di idrocarburi “Vita” di Edison, che si estende su una gran parte della provincia e della quale negli ultimi mesi si sono perse letteralmente le tracce; agrigentini e palermitani hanno invece a che fare con l’istanza “Masseria Frisella” di Enel, che riguarda l’intera Valle del Belice e si prolunga a nord fino a Monreale, nel palermitano, dove secondo voci di corridoio Enel vorrebbe scavare i primi pozzi esplorativi.

Il Comitato No Trivellazioni nel Belice, nel recente passato, ha tentato di ottenere dall’Ufficio Regionale Idrocarburi e Geotermia (URIG) il piano dei lavori proposto da Enel, per valutare se ci possano essere rischi per le numerose falde acquifere della zona (alcune anche termali a bassa entalpia). Altro timore è il rapporto trivelle-terremoti, visto che quest’anno ricorre il quarantacinquesimo anniversario del tremendo terremoto del Belice che uccise oltre trecento persone e lasciò senza tetto 75 mila belicini.

Ma la risposta dell’URIG è stata che i dati sono segreti: l’ufficio non è tenuto a darli ai cittadini che, se vogliono sapere cosa ha intenzione di fare Enel, devono chiederlo alla stessa azienda. Stessa cosa vale anche per i Comuni e gli altri enti locali, il cui parere non è neanche vincolante ai fini dell’assegnazione della concessione petrolifera.

Tanto è vero che, a fronte di numerose posizioni contrarie dei Comuni, l’URIG ha comunque dato il suo ok tecnico al progetto di Enel che ora passa alla Commissione Mineraria e poi all’assessore regionale all’Energia per la decisione finale.

La proposta dei no-triv della Sicilia occidentale, quindi, è quella di cambiare la legge regionale (in Sicilia, per la sola terraferma, comanda la Regione Autonoma e non lo Stato centrale). Hanno già l’appoggio di alcuni deputati regionali: Valentina Palmeri (Movimento 5 stelle) e Margherita La Rocca (UDC). Da notare che il Movimento 5 Stelle, in Sicilia, conta ben 15 deputati regionali su 90 totali e ha la presidenza della Commissione Ambiente in Assemblea Regionale con il deputato Giampiero Trizzino.

Il quale ha recentemente presentato una mozione al Governo regionale chiedendogli di:

revocare le autorizzazioni già rilasciate, di fermare le attività di ricerca in corso e sospendere i procedimenti ancora in attesa di autorizzazione.

Sarebbe una rivoluzione in una terra, la Sicilia, da 60 anni a disposizione dei petrolieri. Vedremo se il resto dell’Assemblea Regionale Siciliana approverà la mozione no-triv (la maggioranza è di 46 voti) e, in tal caso, cosa farà il neopresidente della Regione Siciliana, l’ex sindaco della superpetrolizzata Gela Rosario Crocetta. Di certo c’è che Crocetta ha una maggioranza molto risicata che non comprende i grillini e un favore ai 5 stelle potrebbe tornargli utile in futuro, come è anche certo il fatto che fino a oggi nessuno in Sicilia è riuscito a limitare minimamente le prerogative delle aziende che cercano ed estraggono idrocarburi.

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