Tonni radioattivi in California a due anni da Fukushima

Tonni radioattivi in California a due anni da Fukushima

Tonni contaminati pescati in California a quasi due anni dall'incidente di Fukushima: la centrale perderebbe ancora radiazioni.

A quasi due anni dall’incidente nucleare di Fukushima, si continuano a contare i danni della fuga radioattiva dalla centrale giapponese. Secondo un recente studio condotto negli Stati Uniti, sarebbero ancora molti gli esemplari di tonno pinna blu contaminati e pescati al largo della California, a ben 6.000 miglia di distanza dal reattore.

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Lo scorso anno l’Università di Stanford aveva condotto uno studio per capire i possibili danni della migrazione dei tonni dal Giappone agli Stati Uniti, rinvenendo tassi di radioattività troppo elevati in tutti i pesci analizzati a campione. A 12 mesi di distanza, il ricercatore Daniel J. Madigan ha voluto condurre un follow up, scoprendo come rimanga alto il livello di contaminazione seppur lievemente diminuito rispetto all’anno precedente.

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La spiegazione del perché questi tonni radioattivi finiscano in California è abbastanza semplice: si tratta di una specie animale in grado di vivere sino a 30 anni e, grazie al moto delle correnti e ai flussi migratori, è normale che dal Giappone – dove nasce – giunga verso le coste opposte. È però preoccupante rilevare come a due anni di distanza siano stati scovati ben 50 esemplari radioattivi, segno di come qualcosa dalle parti di Fukushima non stia funzionando a dovere. Gli scienziati, infatti, avevano ipotizzato una risoluzione spontanea della contaminazione entro 12 mesi dal disastro, eppure i tassi di radioattività rimangono simili all’esposizione post incidente.

Secondo il chimico Ken Buessler, studioso specializzato in ecosistemi marini e contaminazione delle acque, è probabile che la centrale nucleare di Fukushima stia ancora riversando in mare sostanze radioattive, in particolare Cesio 137. E le radiazioni potrebbero essere ben più alte di quanto in realtà ipotizzato, perché pare anomalo che i tonni presentino tassi preoccupanti in California: uno studio recente, infatti, dimostra come il nuoto e il movimento aiuti i pesci a liberarsi di ogni contaminazione, una rilevazione a 6.000 miglia di distanza non può allora che indicare un’esposizione radioattiva originaria incredibilmente elevata.

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Gli scienziati studiano il tonno da anni, da molto prima del disastro nucleare giapponese. Questo perché si tratta di una specie marina alla base della catena alimentare animale e umana, la cui sopravvivenza è già messa a dura prova dalle attività di pesca deregolamentata, con la conseguente diminuzione del 96% della popolazione totale negli ultimi decenni. La radioattività di Fukushima, oltre che a minare la salute dell’uomo, è quindi un vero e proprio attacco alla biodiversità marina e rischia di far scomparire molte famiglie di pesci se non contenuta con interventi urgenti.

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