Tisana dei monaci buddisti: controindicazioni

Tisana dei monaci buddisti: controindicazioni

Fonte immagine: Monaco buddista via Pixabay

La tisana dei monaci buddisti è un mix di rimedi vegetali utili per perdere perso: le erbe sono anche le responsabili delle più note controindicazioni.

La tisana dei monaci buddisti è un conosciuto mix di erbe utilizzato per disintossicarsi e perdere peso: le piante che lo compongono hanno, nel loro complesso, attività brucia-grassi ed energizzanti, oltre che diuretiche e depurative.

Il preparato per infuso, venduto come mix di erbe essiccate o in bustine preconfezionate, è composto da tulsi, citronella, aloe vera, tè verde, erbe aromatiche e petali di fiordaliso.

La tisana si prepara per infusione in acqua bollente, esattamente come si fa con il classico tè, e si dovrebbe essere bere 3 volte al giorno, preferibilmente lontano dai pasti.

In merito all’efficacia dimagrante, tutte le piante utilizzate sono rimedi fitoterapici noti a chi sceglie di perdere peso:

  • il tulsi, l’ocimum tenuiflorum, favorisce la riduzione della glicemia e del colesterolo nel sangue;
  • la citronella è un antinfiammatorio, diuretico e carminativo, ossia efficace nel l’aria nello stomaco e nell’intestino;
  • il fiordaliso ha note proprietà antinfiammatorie, diuretiche e disintossicanti;
  • il tè verde è ricco di antiossidanti e di caffeina, teobromina e teofillina che hanno ha una nota azione dimagrante: stimola la lipolisi, favorisce la mobilitazione dei grassi depositati ed è un efficace diuretico
  • il ginseng è un buon anti stress e anti-affaticamento ed in più riduce la quantità di colesterolo nel sangue
  • l’aloe vera è un noto depurativo e diuretico

Ovviamente i principi attivi di queste piante sono, oltre che i responsabili dell’efficacia dimagrante, anche la causa delle più note e comuni controindicazioni della tisana dei monaci buddisti.

Controindicazioni

Ginseng
Fonte: Dry Ginseng Roots via Shutterstock Dry Ginseng Roots via Shutterstock

Il tulsi è una fonte di estragolo, una molecola che già 15 anni fa è stata inserita nell’elenco delle sostanze genotossiche dell’Agenzia Eueropa per i Medicinali (EMEA). In altre parole, è una sostanza che andrebbe assunta con grande attenzione in quanto è potenzialmente cancerogena in dosi elevate.

Il tè verde, almeno in elevate quantità, può risultare pericoloso per la salute del fegato ed inoltre vari principi attivi che contiene interferiscono con alcuni farmaci. I tannini in particolare riducono l’assorbimento del ferro contenuto negli alimenti e riducono l’assorbimento dei farmaci anticoagulanti. Nei soggetti sensibili, inoltre, il tè verde potrebbe causare agitazione, palpitazioni e iperacidità gastrica, soprattutto per la presenza di caffeina.

Il ginseng è uno stimolate e dunque non è raro che chi lo assume lamenti una sensazione d’agitazione: per questo motivo è controindicato in chi soffre di pressione alta. In più, interferisce con l’azione terapeutica di anticoagulanti e ipoglicemizzanti orali.

L’aloe, infine, non dovrebbe essere somministrata a chi assume alcuni tipi di farmaci diuretici perché l’associazione potrebbe causare una eccessiva diuresi e perdita di potassio.

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