Tigre vive in gabbia alla fermata dei tir

Tigre vive in gabbia alla fermata dei tir

Tigre vive dal 2000 in modo alienante presso un'area di sosta per tir, sottoposta agli scherzi, al rumore dei mezzi di passaggio e ai gas di scarico.

Si chiama Tony ed è una tigre mix Bengala e Siberiana che, sin dalla sua nascita nel 2000, vive ingabbiata presso una fermata per tir nella zona di Grosse Tete, nello stato americano della Louisiana. Il povero animale conduce un’esistenza di reclusione del tutto inadeguata al suo fabbisogno, costretta a sopportare il traffico dei mezzi di passaggio oltre ai gas di scarico continui. Non riceve cure e assistenza idonee per la sua razza e, nonostante le richieste, il Louisiana Department of Wildlife and Fisheries (LDWF) ha rifiutato l’applicazione della legge 715 del 2006. Ovvero il divieto di vendita e acquisto di grossi felini esotici, permettendo al proprietario di far vivere Tony in questa situazione di vera alienazione, perché comprato prima dell’introduzione della legge.

L’uomo che detiene la tigre, Michael Sandlin, è da tempo osteggiato da associazioni e gruppi animalisti quali Animal Legal Defense Fund (ALDF) e Big Cat Rescue. Nel 2013 qualche passo in avanti è stato compiuto, in particolare quando la Louisiana Court of Appeal ha definito la rimessa per tir un luogo non adatto per Tony. Ma da allora la situazione è rimasta invariata, con molti tentativi di abbattere la 715 e le relative tutele nei confronti dei grandi felini.

La Animal Legal Defense Fund da sei anni si batte con coraggio perché l’esemplare venga liberato dalla sua prigione, per poi trovare riparo e accoglienza presso un santuario per animali. Un luogo che possa accudire Tony nel modo più completo, con cibo idoneo e cure veterinarie costanti.

Molti testimoni hanno confermato le cattive condizioni a cui è costretto l’animale, spesso deriso dai passanti e stuzzicato dagli autisti. Quindi la situazione di apparente letargia e disinteresse in cui versa, con problemi intestinali evidenti e mancanza di appetito. Alcune testimonianze video e fotografiche sono state sottoposte al vaglio di molti esperti, che hanno ravvisato la presenza di una profonda ferita, di una zoppia evidente e di una cifosi della colonna vertebrale. La battaglia legale, che vede Tony al centro della contesa, procede in modo costante e pressante. La ADLF non vuole rinunciare e sensibilizza il più possibile l’opinione pubblica, così da creare un fronte compatto che favorisca la liberazione finale del povero animale.

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