Terremoto: prevenzione, i test ENEA per la sicurezza delle strutture

Terremoto: prevenzione, i test ENEA per la sicurezza delle strutture

Fonte immagine: Angelo_Giordano

ENEA ha condotto test su due enormi pareti per simulare gli effetti dei terremoti che negli ultimi decenni hanno colpito l'Italia.

Ieri la terra è tornata a tremare nel Centro Italia, ridestando timori e paure tra coloro che già lo scorso anno si sono dovuti attivare per fare i conti con il terremoto. L’unica arma a disposizione per contrastare fenomeni di questo tipo è la prevenzione, soprattutto nei territori che per le loro caratteristiche morfologiche sono più soggetti alle scosse. In quest’ottica si inserisce il progetto messo in campo da ENEA (Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile).

Nel Centro Ricerche Casaccia di Roma sono stati riprodotti in scala i movimenti tellurici che negli ultimi decenni hanno colpito il Paese (fin da quelli registrati in Irpinia nel 1980), soprattutto la zona dell’Appennino centromeridionale, così da studiarne gli effetti sui muri e sulle strutture di abitazioni ed edifici. Per farlo l’ente ha sottoposto alle sollecitazioni due pareti dal peso di due tonnellate ciascuna, una realizzata in tufo e l’altra in pietra, vincolate alla base e al vertice più alto.

Stando a quanto afferma Gerardo De Canio, responsabile del Laboratorio Tecnologie per l’Innovazione Sostenibile di ENEA, le due tavole vibranti possono muoversi nello spazio in sei dimensioni: tre che seguono le principali direzioni di spostamento su altrettanti assi e tre rotazioni. L’obiettivo dello studio è quello di giungere allo sviluppo di soluzioni dedicate alla prevenzione, attraverso un rinforzo strutturale di quanto danneggiato dal sisma.

Un apparato altamente tecnologico, che si compone del sistema “3D Vision” e della piattaforma virtuale “Dysco”, studiati per consentire ad altri istituti e a ricercatori di tutto il mondo di partecipare attivamente ai test, assistendo e collaborando in tempo reale.

In questo caso hanno preso parte al progetto il MIT di Boston, la University of Miami, il Smithsonian Institute e la National Gallery of Art di Washington. L’iniziativa si inserisce in un progetto di cooperazione fra Italia e Stati Uniti chiamato Composites with Inorganic Matrix for Sustainable Strengthening of Architectural Heritage.

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