Terremoto Pollino: 2200 eventi sismici negli ultimi due anni

Terremoto Pollino: 2200 eventi sismici negli ultimi due anni

Dopo il forte terremoto di questa notte gli occhi sono puntati sul Pollino: qualcuno aveva sottovalutato i rischi sismici della zona?

Un insieme di scosse sismiche sta scuotendo da questa notte il Pollino. La scossa più forte è stata registrata all’1.05, in piena notte, con una magnitudo di 5 gradi. Lo stato di allerta riguarda al momento sia la Calabria, sia la Basilicata anche se, da quello che possiamo capire, i danni agli edifici più rilevanti si sono verificati in provincia di Cosenza, con un ospedale evacuato e una situazione particolarmente difficile nella cittadina di Mormanno. Si registra anche un morto, per infarto, a Scalea.

Ma se in queste ore a prevalere è l’impegno per la messa in sicurezza di edifici e persone, con il timore che nuovi eventi sismici possano peggiorare la situazione, sotto traccia uno sciame polemico parimenti virulento comincia ad alzarsi. E questo non solo in riferimento alla recente condanna degli scienziati italiani della Commissione Grandi Rischi per i fatti del terremoto in Abruzzo del 2009. In effetti, negli ultimi due anni si sono registrate ben 2200 scosse nel Pollino, con punte superiori ai 4 gradi di magnitudo. Insomma, in molti avevano dato l’allarme e chiesto di muoversi in anticipo per prevenire danni.

Da quello che risulta, pare che l’attuale Commissione Grandi Rischi avesse già dato notizia dell’evoluzione potenzialmente pericolosa della situazione sismica nel Pollino. Come racconta Giuseppe Zamberletti, Presidente emerito della stessa Commissione:

Una settimana fa avevamo acceso i riflettori sull’evoluzione dello sciame sismico nel Pollino, dicendo che era necessario attivare uno stato di attenzione. C’era stata una riunione della Commisssione Grandi Rischi proprio sulla situazione nel Pollino e avevamo deciso, insieme all’Istituto di geofisica e vulcanologia, di mantenere uno stato di attenzione, tenendo conto delle evoluzioni del fenomeno.

Un documento stilato dalla stessa Commissione qualche giorno prima si dimostrava in certi passaggi estremamente lucido sulla situazione, come possiamo evincere da questo estratto:

Le analisi short-term hazard con metodi ETAS sono state effettuate con i seguenti risultati. Nel breve termine la sismicità dell’area del Mercure – Pollino ha avuto un chiaro aumento dalla fine del 2011. Per la sequenza dell’inverno 2011-2012. Le probabilità di un evento (M5.5.+) sono aumentate rispetto al background di circa 100 volte, nell’area le probabilità giornalieri di evento con M5.5+ è passata da valori di background di circa 1/200.000 (1 evento ogni 700 anni nell’area ristretta) a valori intorno a 1/2.000 per giorno o 1/300 nella settimana. Per la sequenza cominciata nel maggio 2012 queste probabilità sono state anche 200 volte superiori al background.

Insomma, il rischio di un nuovo disastro stile Aquila o Emilia Romagna era (ed è) concreto e questo, notava sempre la Commissione Grandi Rischi, cozzava con il fatto che Calabria e Basilicata siano al momento classificate sismicamente a partire da dati che arrivano solo fino al 2003. A questo ritardo, si somma un certo fastidio con cui la Protezione Civile pare abbia appreso tali informazioni. Tale fastidio, se interpretiamo bene le parole di Franco Gabrielli, emerge dal contenuto di una lettera di risposta alla stessa Commissione:

Per quanto riguarda il tema dell’allerta, che in chiave di protezione civile assume una precisa connotazione operativa connessa a eventi prevedibili nel breve termini, in ambiti di spazio e intensità ben definiti e con elevata probabilità di accadimento, ci si chiede in che modi i dati satellitari, stanti i periodi di rivista delle costellazioni satellitari citati e i ratei di deformazione propri del territorio nazionale, possano essere rilevanti per le attività di “rapida allerta” ai fini di protezione civile.

[…] Inoltre, a proposito dell’andamento degli schemi, si sottolinea come sia necessaria una definizione in termini quantitativi di “andamento con magnitudo crescente” e una puntualizzazione sul significato dell’espressione “consentirne l’utilizzo con finalità di allerta. […]Si prende atto che, in ogni caso, la probabilità giornaliera di un evento con magnitudo superiore o uguale a 5.5 nel corso della sequenza ha raggiunto valori al massimo nell’ordine dello 0.5 per mille.

È chiaro che moltissime voci cominciano ora a chiedere ragione di questa sottovalutazione dei rischi, alla luce di quanto successo stanotte. Ci si chiede, insomma, se il sistema di monitoraggio e controllo di questo tipo di fenomeni, la catena decisionale, il sistema delle emergenze e banalmente i sistemi di costruzione degli edifici strategici, siano adeguati ai nostri tempi e alle particolarità del nostro territorio. In questo senso, può essere interessante ascoltare la replica di Gabrielli a questo tipo di critiche (trovate il video in coda all’articolo).

Zamberletti ha poi insistito sul fatto che a mancare è anche una corretta sensibilizzazione dei cittadini:

Il problema della formazione dei cittadini nelle zone sismiche per affrontare i pericoli che derivano dai terremoti, comporta un impegno di lungo periodo e deve essere realizzato con grande scrupolo. Manca una preparazione psicologica sui modelli comportamentali nell’ipotesi sisma. Non bisogna fare solo prediche inutili sull’adeguamento antisismico, su cui non ci sono mai i tempi e le risorse. Ci sono modelli comportamentali e iniziative che possono comunque migliorare la difesa della vita delle persone.

Restano, al momento, la grande paura e i disagi che la popolazione del Pollino sta vivendo in queste ore. Continueremo a tenervi informati.

Fonti: Il Messagero | Repubblica | Polisblog | AdnKronos | 3bMeteo

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