Tartarughe minacciate dal lockdown in Messico

Tartarughe minacciate dal lockdown in Messico

Fonte immagine: Pixabay

Il lockdown da coronavirus sta minacciando la sopravvivenza delle tartarughe in Messico: mancano volontari e associazioni a proteggerle.

Il lockdown da coronavirus potrebbe minacciare la sopravvivenza delle tartarughe in Messico. Di primo acchito può sembrare un controsenso, considerato come l’assenza dell’uomo abbia garantito delle settimane di vera e propria rinascita per la fauna e la flora. Eppure su alcune spiagge di questa nazione l’aiuto umano è fondamentale per proteggere le uova e garantire ai piccoli maggiori chances dopo la schiusa.

Il problema è maggiormente sentito sulle spiagge del Pacifico, dove ogni anno migliaia di tartarughe depositano le uova. Una costa decisamente ricca di animali di specie diverse, per la maggior parte predatori proprio delle tartarughe. Dagli uccelli ai granchi, passando addirittura per procioni e cani, raggiungere il mare è per i piccoli impresa ardua.

L’intervento umano non sarebbe necessario in un mondo ideale, privo di inquinamento, dove il numero di esemplari rimarrebbe elevato anche dopo l’azione dei predatori. Così da qualche anno diverse associazioni hanno deciso di scendere in campo, per proteggere le tartarughe e assicurare che un numero sufficiente raggiunga l’oceano. Si tratti di semplici barriere a protezione dei nidi, o veri e propri corridoi di sabbia per allontanare i predatori, queste opere hanno permesso di aumentare sensibilmente la popolazione di tartarughe locali. Spesso anche con l’aiuto dei turisti che, per vivere un’esperienza nuova, non disdegnano di dare una mano a queste associazioni.

L’aiuto del turismo

Con una media locale di una sola tartaruga che raggiunge l’età adulta su 1.000 nate, è chiaro come l’impegno di tutti sia necessario per garantire il prosieguo della specie. Il Messico ha chiuso le spiagge lo scorso 31 marzo per evitare contagi da coronavirus e, stando a quanto riportato il Ministro del Turismo locale, ad aprile e maggio si è registrato un calo del 98.8% dei turisti. Le associazioni si sono trovate quindi sole, con un numero di volontari insufficiente per garantire una protezione adeguata alle piccole tartarughe.

La biologa marina María Arely Penguilly ha confermato come il lockdown stia già avendo effetti sulle coste di Oaxaca, dove l’ecoturismo è fondamentale per la salvaguardia di questi animali:

Dal punto di vista dell’ecoturismo, e grazie anche agli sforzi
nell’educazione ambientale che abbiamo fatto, le persone hanno incominciato a comprendere come le tartarughe siano meglio vive che morte.

Hugolino Ibáñez, presidente del gruppo di tutela Vivemar, spera che la situazione si possa risolvere a breve:

Il monitoraggio delle tartarughe deve essere continuo. Non possiamo abbandonare le spiagge. Inoltre, siccome le persone hanno perso il lavoro, molti si lancio nella ricerca di uova di tartaruga da mangiare.

Fonte: Global Press Journal

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