Taranto: 80 metri di marea nera dalla centrale ENI

Taranto: 80 metri di marea nera dalla centrale ENI

Uno sversametno di idrocarburi dalla centrale ENI di Taranto ha creato una chiazza di 80 m2 e un atmosfera irrespirabile; l'azienda minimizza.

L’aggettivo più usato è “minimo”. Sì è vero ci sono delle tracce di idrocarburi, sversate in mare dalla centrale ENI di Taranto, ma sono “minime”. Lo confessa la stessa ENI. Le fa eco la Capitaneria di Porto che precisa: è una chiazza di circa 80 metri quadri di idrocarburo presumibilmente “leggero”.

Questo “minimo” disastro ambientale sarebbe avvenuto a causa del blackout dovuto al recente temporale che ha colpito la zona. Curiosamente, l’allarme non è stato lanciato dalla stessa ENI, ma dagli ambientalisti di Peacelink. Solo dopo la pubblica denuncia, l’azienda ha confessato la situazione.

Alessandro Marescotti, di Peacelink aveva comunque descritto i fatti in maniera molto meno “minimale”:

Si vede materiale grigiastro semiraffinato in acqua. L’aria è irrespirabile per le imbarcazioni che si avvicinano e la Capitaneria di porto mobilitata. I tubi andati in pressione per il black out hanno liberato liquido che sta inquinando l’acqua del mare a Taranto. Riteniamo che la raffineria dell’Eni non sia adeguatamente controllata dal Ministero dell’Ambiente e dai suoi organi tecnici; il Ministero dovrebbe verificare, con esperti qualificati, lo stato degli impianti, la loro adeguatezza e sicurezza, nonché l’implementazione dell’Aia.

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Certamente siamo lontani da grandi catastrofi paragonabili a quella della non lontana marea nera nel Golfo del Messico. Ma, nel nostro piccolo, crediamo che non serva aspettare eventi irreparabili per controllare la situazioni di impianti che appaiono – non abbiamo le competenze né le informazioni per affermarlo con certezza – non gestite nella migliore delle maniere.

Per questi motivi, facciamo nostro l’appello di Peacelink alle istituzioni.

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