Taglio alle rinnovabili: Prestigiacomo getta acqua sul fuoco

Taglio alle rinnovabili: Prestigiacomo getta acqua sul fuoco

Le dichiarazioni del ministro per l'Ambiente Stefania Prestigiacomo svelano la linea politica del governo. Rispettare i parametri Ue sulle rinnovabili ed investire tutto il resto sul nucleare.

Abbiamo detto ieri della bozza di decreto sulle rinnovabili che il governo dovrebbe promulgare domani e delle terribili conseguenze che sono attese per tutto il comparto. Il ministro Stefania Prestigiacomo è intervenuta per gettare acqua sul fuoco:

Sulle fonti rinnovabili abbiamo assunto un impegno a livello UE e lo manterremo, come del resto confermato dal decreto legislativo di recepimento della direttiva UE in materia. È evidente che gli incentivi saranno in prospettiva decrescenti perché maggiori dovevano essere nella fase di avvio del comparto ed è naturale che si attenuino con la crescita del settore, anche in relazione alla riduzione dei costi degli impianti.

Le sue dichiarazioni, però, più che calmare le acque mettono in luce il vero obiettivo del governo: il ritorno al nucleare. Il punto sembra essere: rispetteremo i parametri “minimi” dell’UE per evitare pesanti sanzioni, ma non investiremo un euro in più. In questa luce, secondo noi, si dovrebbero leggere le altre dichiarazioni del ministro:

La bolletta energetica degli italiani non è più elevata che altrove per gli incentivi alle rinnovabili. Gli incentivi per il solare pesano sulla bolletta meno che il Cip 6 e il decomissioning nucleare.

Andremo avanti con le rinnovabili e andremo avanti col nucleare. Non c’è contrapposizione.

Dunque, l’Italia andrà avanti con il nucleare, pur rispettando (su malgrado) i parametri minimi europei per le rinnovabili. Probabilmente, la cosa più grave di tutto questo piano è lo scavalcamento a piè pari della volontà popolare. Con un referendum alle porte che potrebbe bloccare, per sempre, l’ipotesi nucleare in Italia, i piani del governo mettono già pesanti paletti alle fonti alternative: sintomo di un disprezzo per l’istituzione referendaria e di una scarsissima cultura democratica.

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