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Surriscaldamento oceani: aumenta il numero di balene incagliate

Surriscaldamento oceani: aumenta il numero di balene incagliate

Fonte immagine: Pexels

Il surriscaldamento degli oceani aumenta il numero di balene incagliate, poiché si avvicinano alle coste alla ricerca di krill: lo studio.

Il surriscaldamento degli oceani, dovuto ai cambiamenti climatici in corso, potrebbe aumentare il numero di balene incagliate in reti da pesca e altri rifiuti abbandonati in mare. È quanto rivela un nuovo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications e condotto dall’Università della California.

Stando a quanto riferito dai ricercatori, le temperature più elevate delle acque portano a una modifica della distribuzione delle piccole prede di cui le balene si nutrono. Il krill, ad esempio, diventa meno abbandonante al largo, per concentrarsi invece più in prossimità delle coste: un fatto che costringe le balene a spingersi sempre più in acque basse, dove non solo potrebbero rimanere bloccate dai fondali sabbiosi, ma anche a rimanere incagliate in reti da pesca o in altri strumenti di origine umana.

Gli studiosi hanno analizzato il numero di balene rinvenute incagliate nel corso degli ultimi anni, rapportando questo dato ad alcune stagioni caratterizzate da acque particolarmente calde. In particolare, si è notato come nelle stagioni estive del 2014, del 2016 e del 2019 – caratterizzate per forti ondate di calore sulle coste della California – il krill si sia concentrato soprattutto in acque basse, costringendo le balene alla caccia in zone per loro tutt’altro che usuali. Così ha spiegato Jarrod Santora, esperto della NOAA Fisheries e ricercatore associato per l’Università della California:

Il passaggio da un’alimentazione in un ambiente oceanico oltre alla shelf break, a una nelle vicinanze della costa, è coinciso con un aumento degli incidenti tra balene e strumenti da pesca.

Lo studio risulta importante non solo come monito per un’azione mirata contro i cambiamenti climatici, affinché si possa limitare l’aumento delle temperature delle acque, ma anche per implementare delle strategie di contenimento efficaci. Ad esempio, proprio in California è stata avviata una partnership tra il California Ocean Protection Council, il NOAA e il California Dungeness Crab Fishing Gear Working Group per elaborare un modello che, pur non danneggiando la pesca, riduca notevolmente i pericoli per le balene e gli altri grandi cetacei.

Fonte: Scientific American

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