Il supercomputer HPC5 di Eni per la lotta al coronavirus

Il supercomputer HPC5 di Eni per la lotta al coronavirus

Fonte immagine: Eni

Eni offre il suo supercomputer HPC5 per la lotta al coronavirus: grazie alla sua potenza di calcolo individuerà molecole utili a sconfiggere il virus.

Eni mette a disposizione le sue infrastrutture per la ricerca sul nuovo coronavirus. La società ha infatti deciso di offrire il supercomputer HPC5, e le proprie competenze di modellazione molecolare, per la lotta all’emergenza globale.

Un’iniziativa che si svilupperà nell’ambito del progetto europeo EXSCALATE4CoV, guidato dalla biofarmaceutica Dompé, per aggregare istituzioni e centri di ricerca in tutto il Vecchio Continente per l’individuazione di farmaci sicuri ed efficaci per combattere il coronavirus. Eni vi partecipa grazie a una partnership con Cineca, un consorzio non profit a cui collaborano università, centri di ricerca nazionali e il Ministero dell’Università e della Ricerca italiano.

L’obiettivo è quello di effettuare una simulazione dinamica molecolare delle proteine virali che si ritiene abbiano un ruolo fondamentale nell’infezione da coronavirus. Tramite il ricorso ad apposite banche dati, verranno confrontate queste proteine con 10.000 composti farmaceutici già noti, per valutare quelli più efficaci. Ancora, verranno avviate attività di ricerca su nuove molecole antivirali.

Il supercomputer HPC5, il più potente al mondo a livello industriale, contribuirà in modo determinante al raggiungimento di questo importante obiettivo. Grazie alla sua architettura ibrida, infatti, offre la possibilità di elaborare in modo efficiente e rapido tutti gli algoritmi per la simulazione molecolare.

Lanciato lo scorso febbraio, il supercomputer HPC5 affianca il precedente HPC4, triplicandone la potenza di calcolo, da 18 a 53 PetaFlop/s: si tratta di 52 milioni di miliardi di operazioni matematiche al secondo. Nei momenti di picco, può addirittura raggiungere i 70 PetaFlop/s. Il supercomputer si trova nel Green Data Center di Eni a Ferrera Erbognone, in provincia di Pavia, una struttura innovativa sul fronte dell’efficenza energetica alimentata anche grazie al campo fotovoltaico installato sul luogo. In merito al progetto in corso, così ha spiegato Claudio Descalzi, Amministratore Delegato Eni:

In un momento di emergenza globale come l’attuale, dobbiamo mobilitare tutte le risorse disponibili con l’obiettivo di vincere la sfida che abbiamo davanti, e siamo onorati come Eni di poter dare il nostro contributo per provare a trovare delle soluzioni a questa sfida per l’umanità.

Di simile avviso Sanzio Bassini, Direttore Dipartimento Supercalcolo Cineca:

Ringraziamo Eni per il contributo prezioso, fiduciosi che questa collaborazione possa contribuire in modo significativo ad arrivare presto a un risultato e possa essere un modello anche per la ripresa.

Eni ha già avviato diverse iniziative a sostegno dell’emergenza coronavirus. Oltre a un impegno complessivo di 35 milioni di euro per sostenere chi combatte in prima linea nell’emergenza sanitaria, l’azienda ha consegnato al Papa Giovanni XIII di Bergamo dei ventilatori polmonari per la terapia sub-intensiva. Ventilatori che sono stati consegnati anche in Basilicata, insieme ad altre attrezzature come spirometro e saturimetro, mentre in Sicilia ha realizzato il piano ingegneristico per la creazione di un’unità di terapia intensiva presso l’ospedale “Vittorio Emanuele” di Gela.

L’azienda sta supportando le AUSL di Ravenna e Ancora, la Croce Rossa Italiana di Pesaro, Ancona e Ortona, anche con la fornitura di apparati medici. In Puglia sta aiutando le aziende sanitarie di Taranto e Brindisi con la fornitura di apparecchiature ed equipaggiamento sanitario, mentre ha distribuito mascherine alle aziende sanitarie anche in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Basilicata, Sicilia e Sardegna.

Eni è partner unico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCSS per la realizzazione del COVID 2 Hospital di Roma, una struttura con 130 posti letto e 50 di terapia intensiva. Con l’Ospedale IRCSS Luigi Sacco di Milano, invece, realizzerà un nuovo pronto soccorso dedicato alle malattie infettive. A Pavia, nel frattempo, parteciperà con il Policlinico San Matteo all’unità di isolamento ad alto livello del dipartimento di malattie infettive. Con il Policlinico si San Donato, invece, è stato avviato un piano di fornitura di DPI ed equipaggiamento sanitario.

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