Superbonus 110%: Legambiente e CGIL chiedono proroga al 2025

Superbonus 110%: Legambiente e CGIL chiedono proroga al 2025

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Legambiente e CGIL hanno chiesto che il Superbonus 110% venga prorogato fino al 2025 e che venga ampliato il suo raggio d'intervento.

Proroga del Superbonus 110% fino al 2025. Questa la richiesta avanzata da Legambiente, CGIL, firmatati insieme ad altre associazioni di una serie di proposte rivolte al Governo Conte.

Le associazioni chiedono inoltre l’accesso al Superbonus 110% anche per chi volesse intervenire sugli immobili rimuovendo le barriere architettoniche. Non solo, si richiedono anche dei meccanismi premianti per chi realizza il maggiore efficientamento energetico.

Tra le nuove misure richieste per ampliare l’area di intervento del bonus anche la predisposizione di fondi per anticipare le spese a carico dei privati. Come si legge nella nota diffusa dalle associazioni:

Il nuovo bonus per gli interventi di risparmio energetico, messa in sicurezza antisismica, riqualificazione del patrimonio privato e dell’edilizia residenziale pubblica (il cosiddetto “bonus 110%”) rappresenta una delle scelte di politica economica e ambientale tre le più positive e “sistemiche” degli ultimi anni, per la scelta di spingere sulla qualità ambientale e rispondere per questa via anche al cambio climatico, per garantire maggiore sicurezza, per il rilancio di un settore e di una filiera dalle forti capacità anticicliche e con il maggior tasso di moltiplicazione rispetto alle risorse investite.

Tale intervento è per noi parte di una strategia più generale per il benessere delle persone, dei territori, delle città. Un benessere che è tante cose: dalla salute alla scuola, dalla vivibilità delle città ai trasporti, ma che è anche “casa”. Mai come oggi, alla luce dei drammi della pandemia, tornata al centro del dibattito.

Superbonus 110%: le 7 proposte

  1. Nel piano di ripresa e resilienza che il Governo dovrà presentare alla Commissione Europea entro Aprile 2021, occorre prevedere la proroga almeno fino al 2025 del provvedimento. Il termine oggi fissato a Dicembre 2021 è troppo ravvicinato e, viste anche le condizioni generali del Paese e specifiche del settore oltre che della complessità e quantità potenziale degli interventi, se si vuole veramente far decollare questi interventi strategici occorre dare certezze a imprese e famiglie.
  2. Già nella Legge Finanziaria per il 2021 o nei provvedimenti collegati si deve includere all’interno del bonus del 110% anche l’abbattimento delle barriere architettoniche interne ed esterne alla singola abitazione e al condominio (installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento di: rampe, apparecchi sanitari, impianti igienici e idro-sanitari, dispositivi sensoriali, servoscale, ascensori, montacarichi, ecc.) portando l’attuale bonus del 50% ad essere parte del “110%” ed estendendolo alle persone anziane con difficoltà accertate di mobilità (attualmente lo Stato riconosce per gli interventi “volti a favorire la mobilità interna ed esterna all’abitazione” la detrazione per gli interventi di ristrutturazione edilizia pari al 50% della spesa e specificatamente solo per persone portatrici di handicap gravi ai sensi dell’articolo 3 della legge 104/92). Sul punto ricordiamo che sono oltre 3 milioni le persone che hanno problemi accertati di disabilità o ridotta capacità motoria (dati Ministero della Salute), in gran parte anziani e ricordiamo che tutti gli interventi relativi all’abbattimento delle barriere architettoniche che non alterano la sagoma degli edifici (per esempio ascensori ex novo esterni) non necessitano di autorizzazione alcuna. Diventa necessario inoltre introdurre una norma di sollecito ai Comuni o Regioni per dotarsi di sportelli a supporto e garanzia per chi intende praticare la strada del 110 (in particolare per le persone più anziane che corrono il rischio di essere “prede” di persone non qualificate) e di promozione di accordi territoriali tra gli ope- ratori dei diversi settori coinvolti. La Finanziaria 2021 dovrà allargare l’accesso agli incentivi anche agli edifici privi di impianti per il riscaldamento, molto diffusi in particolare al Sud, e oggi esclusi da incentivi.
  3. Occorre inoltre aggredire subito due potenziali “colli di bottiglia”. Da un lato occorre riconoscere il ruolo degli amministratori di condominio nell’informazione, accompagnamento e realizzazione di tutto l’iter: dalla decisione alla gestione delle gare/assegnazioni, al monitoraggio della correttezza degli interventi, fino al collaudo. Dall’altro occorre investire per formare quelle professionalità edili (e non solo) oggi carenti sul mercato e nelle imprese (la maggior parte di piccole e piccolissime dimensioni). I rischi di non avere amministratori di condominio pro attivi o di avere una domanda maggiore delle capacità del sistema imprendito- riale vanno eliminati, da un lato con interventi normativi ad hoc, dall’altro incentivando la formazione professionale anche del sistema bilaterale partecipato da As- sociazioni di Impresa e Sindacati dei lavoratori (Scuole Edili).
  4. La proroga del provvedimento dovrà essere l’occasione per premiare gli interventi integrati, di riduzione dei consumi energetici e miglioramento anti sismico. Inoltre occorre introdurre una maggiore differenziazione del contributo, per premiare chi fa il “maggior salto” di classe energetica o usa materiali certificati CAM (Criteri Ambientali Minimi), per chi usa sistemi di riscaldamento a emissioni zero invece che a gas. È arrivato il momento di dare certezze agli investimenti nella riqualificazione mettendo ordine nella stratificazione di interventi normativi che vede oggi detrazioni del 50, 65, 75, 85, 90, 110% per interventi su edifici e alloggi, diferenziando gli incentivi sulla base delle prestazioni raggiunte, come chiedono le Direttive europee.
  5. Vanno creati Fondi nazionali e/o locali pubblici di rotazione per anticipare le spese a chi avrà problemi a trovare istituti finanziari privati disposti ad erogare le anticipazioni o a trovare imprese aventi le capienze per cedere i crediti fiscali trasferiti (problema diffuso a livello nazionale, ma particolarmente significativo nel Sud Italia) o per gli interventi sugli alloggi che accedono a incentivi al 36 o 50%.
  6. Occorre infine garantire l’aggiornamento dei tariffari per le diverse opere a cui si rifanno i vari professionisti, al fine di definire la congruità dell’intervento (vedasi circolari MEF e Agenzia delle Entrate), alla luce dei costi del lavoro, della sicurezza e dell’evoluzione degli stessi materiali di costruzione.
  7. Bisogna accelerare gli interventi che riguardano il patrimonio di edilizia residenziale pubblica e i condomini dove vivono persone in situazioni di povertà energetica. In particolare occorre il Governo dovrebbe garantire il supporto tecnico e finanziario agli interventi delle società che gestiscono il patrimonio edilizio pubblico e agli Enti Locali, in modo da rendere possibili interventi anche in aree dove gli interventi rischiano di non partire per mancanza di informazioni e possibilità da parte di famiglie in difficoltà economica e anziani, valorizzando le competenze di Enea, Cnr, Gse e Casa Italia.

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