Dalle squame di pesce arriva la plastica del futuro

Dalle squame di pesce arriva la plastica del futuro

Fonte immagine: Pixabay

Dalle squame di pesce derivate dagli scarti alimentari è possibile produrre una nuova plastica completamente biodegradabile.

Le squame di pesce potrebbero rappresentare un’alternativa ecosostenibile alla plastica. È quanto rivela una nuova sperimentazione avviata presso la Nanjing Tech University in Cina, con la realizzazione di un materiale dalle caratteristiche simili alla comune plastica ma in grado di decomporsi in soli 24 giorni se interrato in un suolo fertile. E l’obiettivo è quello di recuperare le squame di scarto dell’industria alimentare, affinché nessun pesce venga ucciso a questo scopo.

Ogni anno l’industria della pesca produce 70.5 milioni di tonnellate metriche di pesce, di cui le squame rappresentano il 3%. Queste ultime non vengono consumate e finiscono quindi al macero, tuttavia possono essere riutilizzate per realizzare un materiale plastico resistente, peraltro anche flessibile. Per raggiungere questo scopo, i ricercatori cinesi hanno estratto la gelatina dalle squame dei pesci, ricavandone dei pannelli trasparenti resistenti e particolarmente flessibili. Dopodiché, aggiungendo dei nanofili di argento e dei diodi ricavati dallo zinco e dal ferro, il materiale ottenuto è strato trasformato in un display elettronico.

Se sotterrata, la plastica biologica ottenuta si degrada in soli 24 giorni, senza lasciare componenti inquinanti nel terreno. Un comune display, invece, richiede anche centinaia di anni per poter essere smaltito.

Le potenzialità di questa nuova plastica sono le più disparate. Oltre che per la fabbricazione di componenti elettroniche, potrà essere impiegata per la realizzazione di componenti biomediche, confezioni, buste e molto altro ancora. La proposta in questione sarebbe oltretutto molto economica da produrre, poiché proveniente dal completo riciclo: così come già accennato, l’obiettivo non è quello di uccidere nuovi pesci, bensì di recuperare le squame di scarto provenienti dall’industria della pesca e del consumo alimentare. Al momento, non è dato sapere quando questa bio-plastica verrà effettivamente commercializzata.

Fonte: New Scientist

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