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Sperimentazione sui macachi, via libera dal TAR: protesta LAV

Sperimentazione sui macachi, via libera dal TAR: protesta LAV

Fonte immagine: Pixabay

Il TAR del Lazio ha dato il via libera alla sperimentazione sui macachi voluta dalle Università di Parma e di Torino, si oppone LAV.

Riparte la sperimentazione sui macachi coordinata dalle Università di Torino e di Parma, dopo la prima sospensione decisa dal Consiglio di Stato. Il Tar del Lazio ha infatti deciso di rigettare il ricorso di LAV, ritenendo la ricerca essenziale per lo studio dei deficit visivi.

La sperimentazione in questione fa parte del progetto Light Up avviato dalle due sopracitate università. Lo scopo è comprendere l’impatto dei deficit visivi sull’uomo, ad esempio dopo un evento traumatico oppure un ictus. Per questa ragione, sono stati scelti alcuni macachi, i quali potrebbero essere resi parzialmente ciechi ai fini della ricerca.

Sperimentazione: dal Consiglio di Stato al TAR

Lo scorso gennaio LAV aveva ottenuto dal Consiglio di Stato la sospensione provvisoria della sperimentazione, dopo che il Tar del Lazio aveva respinto una prima richiesta di sospensione d’urgenza dello studio. Il Consiglio di Stato aveva imposto agli enti promotori di fornire evidenze sull’impossibilità di trovare alternative al ricorso agli animali. Inoltre, aveva anche sottolineato la necessità di una relazione dettagliata sulla somministrazione ai macachi di liquidi e cibo in quantità sufficienti.

A quattro mesi di distanza, il TAR del Lazio ha deciso di rigettare le richieste di LAV, rimarcando come al momento non sia possibile ricorrere a metodi alternativi a quello animale. Inoltre, gli esperti hanno evidenziato che lo studio in questione potrà garantire un apporto sostanziale alla comunità scientifica, “in tema di neuroriabilitazione corticale post lesionale o riabilitativa”.

LAV ha però deciso di opporsi a questa decisione, confermando l’intenzione di tornare il prima possibile a vagliare il parere del Consiglio di Stato:

Quella di oggi è una battuta d’arresto che non ferma la nostra battaglia. Ritorneremo al Consiglio di Stato che speriamo si pronunci al più presto, accogliendo le nostre fondate ragioni giuridiche e scientifiche, come già evidenziato quando abbiamo ottenuto la sospensione del progetto. […] Ci aspettano altri mesi di duro lavoro, legale e scientifico, in attesa dell’udienza al Consiglio di Stato, ma possiamo contare sul sostegno dei cittadini: sono più di 432.000 quelli che hanno già firmato la nostra petizione.

Fonte: Repubblica

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