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Sperimentazione animale: Bruxelles minaccia l’Italia

Sperimentazione animale: Bruxelles minaccia l’Italia

Il dibattito sulla sperimentazione animale dilunga i tempi della direttiva europea, scaduta il 10 novembre: l'Italia rischia 150000 euro di multa al giorno.

Il dibattito sulla sperimentazione animale non vede opposti sostenitori e detrattori solamente sui social network, ma ha precise conseguenze sull’agenda politica del Paese, tanto che dall’Europa si è deciso di intervenire. Pare, infatti, che la Commissione Europea sia pronta a trascinare il governo italiano davanti alla Corte di Giustizia, per il mancato adeguamento delle normative nazionali alle direttive imposte sui test animali. E le multe rischiano di essere salatissime, con 150.000 euro al giorno che l’Italia dovrà pagare a Bruxelles.

La decisione della Commissione dovrebbe venir formalizzata oggi e ufficializzata domani: l’Italia non ha ancora recepito la direttiva 2010/63 sulla regolamentazione al ricorso di animali nella sperimentazione, il cui termine massimo d’adozione è scaduto lo scorso 10 novembre. Sono solo due gli stati europei a non aver provveduto – oltre allo Stivale, l’Olanda – ed è ora giunto il tempo delle sanzioni.

Il nodo del contendere vede al centro della polemica il decreto legislativo destinato all’adozione della direttiva europea, approvato alla Camera ma fermo al Senato. Un provvedimento bloccato proprio perché le parti non paiono trovare un accordo: da un lato la compagine animalista, che vorrebbe delle norme ancora più restrittive rispetto a quelle europee, dall’altro i sostenitori della sperimentazione che, pur esprimendo dubbi sui limiti imposti, sembrano accettare la proposta europea. Il dibattito – ora incentrato su un emendamento per ridurre ulteriormente il campo d’applicazione dei test animali – non riprenderà prima del prossimo tre marzo presso la Commissione Sanità del Senato: qualora le multe venissero confermate, la spesa sarà quindi davvero gravosa per le casse dello Stato.

Nell’attesa di capire come la politica risponderà a un tema che negli ultimi mesi ha acceso più di un animo dentro e fuori alle sedi istituzionali, vi è anche chi chiede un’accelerazione dei lavori per evitare la condanna di Bruxelles. Così spiega Ilaria Capua, virologa e parlamentare di Scelta Civica:

Per l’Italia sarebbe opportuno recepire la direttiva nel testo originale, per non incorrere in ulteriori ritardi. La nuova direttiva europea è più restrittiva rispetto a quella precedente. Ed è quest’ultima ad essere ancora in vigore in Italia, mentre si sta discutendo su un emendamento teso a rendere il nuovo testo ancora più restrittivo. È un controsenso ed è ora di prendere una decisione.

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